CALCIO – Radenza: datemi 1 euro e vi vendo il Modica Calcio.

Fate una colletta: il Modica Calcio è in vendita. E non ci vuole molto a comperarlo, basta solo 1 euro. Ma poi ci vogliono le centinaia di migliaia per farlo funzionare e pure male.

MODICA – La conferenza stampa era stata convocata in maniera inusuale, con pochissimo anticipo e con un invito arrivato via e.mail. Era il segnale che qualcosa di “grave” stava accadendo.

Ed in effetti c’è stata l’esposizione del cartello “Modica Vendesi” all’hotel Torre del Sud di Modica, individuato per la conferenza stampa.

Il patron del Modica, Riccardo Radenza, ha rimesso tutto nelle mani della provvidenza e, più prosaicamente, dell’amministrazione comunale rinunciando alla presidenza e, sostanzialmente, a fare da unico finanziatore per la squadra di calcio modicana che poi manco bene in campionato è andata.

La frase più significativa del giovane Radenza che nelle grande distribuzione ha il suo “core business” e che aveva preso il calcio come un’attività anche sociale con la voglia di dare spazio ai giovani locali, è stata che è pronto a vendere il Modica anche “solo per un euro“. Per uno che di commercio ne capisce, è un’affermazione importante che dice quanto le squadre di calcio non valgano più niente e che questo tipo di sport, sia oggi un hobby troppo costoso.

Da sx Luigi Galazzo, Riccardo Radenza e "zio" Pietro Scollo, personaggio storico del calcio modicano. (foto: rtm radio)

Basti pensare alla nuova calciopoli di serie B, Lega Pro e squadre minori. Ci sono dirigenti di società che ammettono di avere partecipato a questa associazione illegale solo per rimpinguare i bilanci in rosso delle società. Proprio ieri, al prestigioso Festival dell’Economia a Trento (Tn), una seduta degli incontri è stata dedicata questo aspetto.

A parlare dello scandalo del pallone, ci sono i giornalisti Gigi Garanzini e Gianfranco Teotino. In video invece i contributi di Damiano Tommasi, ex calciatore e neo presidente dell’Associazione Italiana Calciatori, e Paolo Casarin, ex arbitro internazionale. Ospiti introdotti da Tito Boeri, per una volta meno economista e più sportivo.

Lo scandalo del calcio scoppiato nelle ultime ore è presto riassunto, almeno nelle linee essenziali: due gruppi criminali hanno in mano alcuni giocatori e, grazie alla loro collaborazione, riescono a condizionare decine di partite di Serie B e inferiori. In gioco non ci sono partite di cartello, semmai squadre di seconda categoria, mentre la posta in gioco non è la classifica ma il risultato ai fini delle scommesse. E su partite a basso interesse mediatico si puntano tanti, tanti soldi. Il caso più eclatante è quello dell’ex portiere della Cremonese, Marco Paoloni, che secondo l’accusa avrebbe acquistato un potente farmaco (benzodiazepine) e l’avrebbe somministrato – pare nel the – ad alcuni suoi compagni di squadra in occasione della partita Cremonese-Paganese del 14 novembre 2010 per alterare il corso della sfida. La somministrazione del farmaco provocò – questo è certo – uno stato di sonnolenza e affaticamento nei calciatori. Nell’inchiesta sono finiti con lui, una serie di personaggi tra professionisti, balordi, imprenditorotti di secondo piano, ex calciatori come Beppe Signori e Stefano Bettarini e qualche giocatore in attività (Cristiano Doni, capitano dell’Atalanta). Se poi c’entra la mafia, si vedrà. Questa volta, a differenza della precedente Calciopoli, non sono coinvolti degli arbitri.

Cosa c’entra l’economia con tutto questo? “C’entra – sostiene Tito Boeri – perché il business delle scommesse è di circa 4 miliardi di euro e le quote sono indipendenti dal numero di spettatori o interessi di classifica”.

Sono tante le misure che si possono introdurre per evitare il ripetersi di illeciti, ad incominciare dalla governance, la Fifa innanzitutto (“Blatter non si poteva rieleggere”), oppure cambiare le regole delle scommesse, più controlli sulle compravendite di giocatori e i bilanci delle società.

Ma il problema principale è che il malessere del calcio italiano sta in un sistema non è più sostenibile. In Italia sono tesserati come giocatori professionisti ben 3.517 sportivi per 132 società, per una media di 26,6 calciatori. Nel Nord America i 4 sport professionisti contano solo 122 società”.

Quindi troppa gente che gira attorno ad un mondo che muove troppi soldi il maniera troppo poco limpida.

E per il Modica, per tornare in picchiata alla nostra provincia? Riccardo Radenza adesso incontrerà l’amministrazione per rappresentare il problema, cioè che se la Città di Modica vuole la squadra, il comune se la paghi. Mossa giusta di Radenza. Ma sarebbe interessante vedere anche i bilanci che hanno messo ko la volontà di Radenza per capire cosa accade dietro gli spogliatoi. Ma, poi, è giusto che la collettività si debba caricare sulle spalle il costo di un hobby specie in un momento in cui la situazione economica degenera al peggio, non ci sono i soldi per togliere l’immondizia dalle strade e le tasse si devono pagare per far divertire i politici, da Modica aPalermo a Roma?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...