CALCIO/Interviste – La strada che porta al Milan. Dura ma possibile se fatta bene.

Provini e sogni. Chi gioca a pallone spera sempre di giocare in serie “A”. Ma il percorso è duro e “uno su mille ce la fa”. Preparandosi con impegno e sperando di trovare i buoni maestri. Cosa che il Milan Ac ha deciso di fare con il suo settore giovanile, distribuendo in Italia il suo know-how. Crescono i bimbi e crescono professionalmente le società di calcio di periferia. Una lunga ma  interessante intervista a Michele Ferraris, Ac Milan.

MILANO – Trai quasi 10.000 commenti arrivati a questo blog, molti dei quali – purtroppo – impossibili da pubblicare – decine e decine sono stati relativi ai “provini” di giovani e giovanissimi con richieste di informazioni, richieste dirette di provini con tanto di nomi e cognomi, indirizzi e.mail, numeri di telefono e cellulari che abbiamo ovviamente reso irriconoscibili per chiari motivi di privacy.

Sport Ibleo non è in grado di fare provini né tanto meno di trovare la strada giusta per entrare nelle grandi squadre. Magari qualcuno che ha fatto qualche richiesta, a noi vicino geograficamente, lo abbiamo segnalato a qualche squadra, come i ragazzi della provincia di Caltanisetta, da Gela, da Agrigento. Ma per i tanti campani con Napoli in testa (non per niente Maradona è andato a giocare a Napoli), dalla Toscana, da Genova e via dicendo, non possiamo fare niente di niente.

Ma per tutti, in generale, possiamo fare quello che deve fare chi fa informazione: far sapere.

Ecco allora che in tema “provini e calcio professionistico” siamo andati ai più alti piani del calcio italiano, in via Turati 3 a Milano, dove c’è la sede dell’AC Milan. Grazie anche – e bisogna dare a Cesare quel che è di Cesare – all’aiuto di Francesco “Ciccio” Barone, assessore allo sport del comune di Ragusa che con il Milan ha avviato una collaborazione per le scuola calcio.

Abbiamo allora incontrato Michele Ferraris, dirigente del Milan calcio e responsabile del progetto Milan Academy e Milan Junior che si sviluppa dal 1999 con al suo interno con diversi programmi dedicati al contatto con le nuove generazioni.

Un impegno notevole, se è vero che mettersi d’accordo sulla data dell’incontro, non è stato facile perchè, esempio, la prima volta che si è chiamato Ferraris, ha risposto: “Una intervista si può fare senza problemi ma in questo momento sono in Mongolia“.

In Mongolia? Ed il pensiero immediato è stato che con i cellulari ormai il mondo si è ristretto, forse un po’ troppo. Ed il secondo è stato: “Ma in Mongolia giocano al calcio?“. E pare di si, che in Mongolia ci sia un federazione calcio, che giocano felici in un unico campo decente di tutto il Paese nella capitale Ulan Bator, che quando sono a -15°c per loro è praticamente primavera e che il Milan sta organizzando dei rapporti di collaborazione anche con loro regalando anche il minimo indispensabile in attrezzature.

Incontrato poi Ferraris al 6° piano nella sala riunioni – al 7° c’è l’ufficio di Adriano Galliani, amministratore delegato e v.presidente della società – abbiamo prima fatto una panoramica del progetto giovani del Milan che ha all’interno della sua strategia due grandi programmi con le Scuole Calcio ed il Milan Camp. Da due anni c’è poi il Milan Academy che è una scuola per gli allenatori e per i tecnici. Attualmente il progetto è sviluppato in 40 paesi del mondo.

Quindi tutto orientato alla formazione? è la prima domanda che facciamo? “Si – risponde Ferraris – diciamo che il centro del progetto sono i ragazzi che devono poter essere in grado di divertirsi e giocare ed il Milan si prende in carico  degli allenatori. In campo non vanno direttamente gli allenatori del Milan ma delle società che sono legate a noi e che noi abbiamo deciso di formare gratuitamente o aggiornare.

Andiamo al cuore di questo incontro per cui la ringrazio di avere accettato. Che identikit si può dare per chi voglia fare un provino?

MF –Ci sono delle regole e le regole dicono che le società professionistiche non possono fare provini da nessuna parte per bambini sotto i 12 anni, per norma di federazione. Il provino è quindi parola tabù sotto i 12 anni. Un’altra regola dice che le società possono prendere ragazzi di fuori regione solo per le province confinanti con la regione stessa e non prima dei 14 anni.

Michele Ferraris, responsabile del progetto "Milan Camp" per l'AC Milan.

Come mai questi paletti?

MF – Per tutelare il ragazzo. Perché capisco che c’è l’esigenza del ragazzo di volersi mettere in mostra perché il calcio può dare tante cose. Ma dall’altra parte ci possono essere persone che usano male queste occasioni ma soprattutto anche il bambino può viverlo male perché da quando si comincia a giocare al calcio fin quando completa il suo percorso e si arriva a 18/20 anni in serie A ci sono tante cose nel mezzo e quindi può succeder di tutto. E la federazione ha interesse  a fare crescere il movimento e creare talenti ma non si vuole creare disagio,  problematiche, illusioni. Un provino al Milan all’Inter fa scattare mille sogni quindi è giusto tutelare i giovani. Ed il Milan vuol fare questo anche attraverso le sue scuole calcio.

Senta, noi abbiamo avuto la segnalazione di diversi personaggi che si offrono per far fare provini a fronte di esborsi di denaro come contributi o simili.

MF – Questa è una cosa assolutamente, credo, illegale e comunque di gente che sfrutta la passione, a volte anche l’ignoranza. Che vale, per esempio, fare un provino a 12 anni quando poi fino a 14 anni non si può far niente ed in due anni le cose possono cambiare. Partiamo anche dal fatto che il ragazzo possa davvero avere talento e la squadra può avere interesse. Dal punto di vista del Milan il nostro interesse è dire di poter essere presenti nel territorio in maniera capillare in modo da vedere eventuali talenti ed allora inserirli in un percorso che tenga conto della persona per cui fino ad una certa età il ragazzo deve stare a casa sua, con i suoi amici e crescere in quell’ambiente

Quindi voi cercate di favorite una crescita sportiva nella realtà del ragazzo?

MF – Si, questo è il concetto della scuola calcio. Sono società dilettantistiche che noi selezioniamo per qualità e per affinità al progetto del Milano a cui noi contribuiamo per la formazione dei tecnici, a cui ci preoccupiamo di dare una costante presenza con un tecnico del Milano che ogni mese va. Diamo ampia possibilità a che la società possa segnalare al Milan qualche ragazzo valido che poi il nostro tecnico visiona in loco quando è presente, nella massima trasparenza, magari dando anche delle indicazioni su come si possa migliorare la formazione. Nel momento in cui si individua qualche vero talento, allora si comincia a lavorare in maniera più specifica. Qualche volta, sopra i 12 anni, possono venire a Milano a fare un allenamento anche di confronto con altre realtà e che certamente gratifica il ragazzo e la famiglia. Ma fatto questo poi si aspetta quando è il momento ed il nostro processo prevede anche rapporti di partnership con squadre importanti locali dove se il ragazzo è veramente valido e non può venire a Milano sia per le regole della federazione sia per altri motivi, può inserirsi per crescere.

Ma quale è allora il periodo entro cui un ragazzo, passando per i canali giusti, può pensare di poter fare un provino. Cioè, un ragazzo di 20/22 anni, può immaginare di avere un provino al Milan?

MF – Diciamo che ci sono due fasi. La prima è quella identificata dalla federazione con l’attività di base in cui il bambino deve giocare e divertirsi. Questo aldilà del talento e fermo restando che, per il Milan, il talento non è solo la capacità tecnica ma un fisico adeguato e soprattutto una testa. Questo aspetto è spesso dimenticato perchè se io vado a vedere una partita, posso vedere il ragazzo come gioca ma non riesco a capire il carattere, se ha delle problematiche, se riesce a reggere lo stress, che tipo di supporto ha in famiglia. Spesso i migliori giocatori e che arrivano più lontano sono quelli che oltre ad avere ottime doti tecniche sono quelli che hanno la testa a posto. E chi non ha queste caratteristiche non riesce a superare questo percorso.

Quindi dopo l’attività di base?

MF – Dopo c’è la fascia dai 12 ai 16 anni dove già parliamo di agonismo dove anche a livello locale ci sono campionati fatti per vincere, nel senso che li scatta l’agonismo. Dal punto di vista di questo nostro discorso, le categorie più interessanti sono Esordienti e Giovanissimi perché sono quelle dove, di fatto, il giocatore arriva con una sua caratteristica e si comincia a capire se c’è qualcosa su cui lavorare. Si sono poi gli Allievi, una categoria importante e di passaggio e poi da li o si va nelle Primavere e va avanti. Tanto è vero che molte società hanno solo settori giovanili che si fermano agli Allievi. Poi se c’è qualcuno che vale, viene piazzato in altre società nelle Primavere.

Quindi gli Allievi possiamo dire realisticamente è il limite superiore entro cui o si convince qualcuno delle proprie qualità o meglio smettere di sognare.

MF – Realisticamente sono pochi quelli che possono venire fuori dai Dilettanti. Forse solo Torricelli. Anche perché oggi con tutti gli osservatori che ci sono in giro, con l’attenzione a questo elemento, è difficile che uno possa non essere notato prima.

Ma avere dietro un club famoso che ti favorisce, è importante? Chi gioca al Sud, lontano dai club più blasonati, è svantaggiato?

MF – Non penso sia importante stare dentro o vicino un grande club. Perché dipende più che altro dalle strategie del grosso club. La strategia del Milan è portare in loco la qualità del Milan, come a Ragusa che è la collaborazione più a Sud che abbiamo (in effetti, più a Sud di noi c’è la Tunisia, ma tanto stanno venendo tutti qui, NdR). E l’impegno che ci siamo dati è di garantire che anche a Ragusa ci siano gli standard e la qualità del Milan. Perché di fatto sono tre le cose che garantiscono: i programmi, la serietà delle persone con cui vai a lavorare e la formazione dei tecnici locali

E’ la prima volta che siete giù in Sicilia? A Ragusa certamente si.

MF – Si, a Ragusa la prima volta. Ma diciamo che spesso dietro la filosofia di molte scuole-calcio non si trova un’attenzione particolare al bambino. Spesso sono progetti fatti solo per vendere un kit (il pacco che contiene magliette, pantaloncini, con il marchio del club, NdR). Quando è partito il nostro progetto, diciamo nel 2000, non c’era un contenuto in questo progetto. C’erano delle società affiliate che avevano il nostro stemma sulla porta, magari noi ci limitavamo a vendere qualche kit. Ma ci siamo accorti che era un percorso molto difficile, non economico tanto che poi abbiamo smesso e rimaneva solo il richiamo dello stemma del Milan che indubbiamente faceva la differenza. Ma non essendoci niente oltre questo, alla fine per noi era quasi un danno perché le deficienze di quella società locale si riflettevano sul Milan e l’idea “questi c’han fregato” era tutta diretta alla nostra società.

Questo in che periodo?

MF – Diciamo che è stato dal 2000 al 2004 quando abbiamo deciso di smettere con le scuole calcio ed abbiamo cambiato progetto decidendo che o si faceva bene o per niente anche su input dell’amministratore Galliani e del rinnovamento all’interno del settore giovanile. Nel milanese abbiamo ridotto la nostra presenza a solo 5 scuole calcio. Ovvio però che per un marchio forte come quello del Milan, 5 scuole era una situazione limitante. Poi c’è stato un fattore innovativo, ovvero l’arrivo di Filippo Galli alla guida del settore giovanile, alcuni cambiamenti nell’ambiente, il fair-play finanziario che stava arrivando con l’idea che è meglio crearsi i giocatori in casa piuttosto che spendere 100 milioni di euro per comprarne uno già fatto..

..avendoli poi i 100 milioni..

MF – ..esatto, avendoli, perché quello poi è il problema. E quindi il concetto è diventato di sviluppare un progetto strategico che permettesse di gestire in maniera sensata e ragionevole i talenti evitando di fare cose non corrette. Ecco che il centro del progetto è lo scouting. Ma per fare lo scouting bisogna creare intorno un sistema. Perché bisogna anche essere in grado di trovare il talento, per fare un esempio, a Ragusa e poi metterlo nelle condizioni di avvicinarsi al Milan. Questo, è chiaro, implica fondamentalmente anche un ruolo importante dei genitori che devono capire questo elemento. Di fatto, nelle scuole calcio, i bambini non “firmano” per il Milan e non esiste nessuna carta che possa dire che il Milan ha un’opzione su Tizio o su Caio per cui il bambino si impegna ad andare, nel futuro, al Milan. Che è un qualcosa che mantiene, per così dire, il coltello dalla parte del manico nelle mani del genitore. Perché nella scuola calcio, come in tutte le società, l’impegno è annuale ed al 30 giugno, ciascuno può scegliere dove andare l’anno successivo. Ci è capitato, esempio, nel Lazio di avere fatto crescere degli ottimi elementi, averli portati qui a Milano dove hanno anche superato il provino ma poi il genitore ha ritenuto di fare altre scelte. Abbiamo adesso un ragazzo sott’occhio a Palermo, molto bravo e che ha avuto offerte da molte altre società perché quando uno è bravo si vede e con il genitori abbiamo deciso un percorso di avvicinamento al Milan. Ma se domani decidesse di andare al Palermo o al Catania, non c’è nessuno che può dire niente.

Quindi massima libertà da ambo le parti.

MF – Certamente. Noi lavoriamo prima di tutto sui genitori, nel rapporto diretto, nello spiegare i migliori percorsi, che magari a volte è meglio arrivare ad avere piano piano che tutto e subito.

Quindi, oggi possiamo dire che quando si vede scritto scuola calcio affiliata Milan, davvero esiste una qualità Milan e non solo il logo? Questo indipendentemente dal fatto che poi uno possa arrivare al Milan.

MF – Certo. Il problema non è concentrasi su questo ultimo punto. Non so quanti, forse meno dell’1% può farcela. Ma quello che ci interessa è che il restante 99% possa trovarsi, prima di tutto, in un ambiente sano, valido con persone che lavorano per il benessere del bambino, dare servizi che sono tendenzialmente maggiori rispetto ad altre società, senza per questo dover spendere necessariamente di più.

Esempio?

MF – Esempio nei kit. La politica che ha il Milan sui kit è non cambiarli ogni anno. Questo in uso adesso, esempio, rimarrà fisso fino al 2014. In questo modo la famiglia, se il kit non è usurato e se il bambino non è cresciuto di 20 cm, può usarlo ogni anno senza necessità di spendere altri soldi. Se spende 90€ il primo anno, può tenerlo per l’anno successivo ed ancora. Non c’è una ricerca ossessiva del business.

Però il Milan fa anche business.

MF – Tenga conto che noi siamo passati a 100 scuole calcio, che è un numero importante e siamo il club con più scuole calcio con l’obiettivo di arrivare a 150 che comunque su 8.000 società dilettantistiche è una goccia. Ognuna di queste scuole calcio è seguita da un tecnico che viaggia da Milano. Chi segue la Sicilia, esempio parte proprio qui da Milano, una volta al mese. E questo tutto a spese della società. E’ vero che le scuole calcio affiliare pagano una quota ma certamente a conti fatti, il Milan non guadagna da tale bilancio. E comunque la nostra politica, visto che siamo letteralmente da Aosta a Ragusa, è di trovare il giusto equilibrio anche nella fornitura dei kit perché ci sono momenti in cui si possono prendere kit da 200€ ed altri in cui una maglietta ed un calzoncino vanno bene. E questo è segno di un’attenzione che abbiamo messo per costruire questo progetto per permette a tutti di starci dentro senza tralasciare la cosa sostanziale che è la formazione che va a tutti tramite il nostro programma, una rete intranet che permette a tutte le scuole di stare online per la gestione ed organizzativo.

In questo modo fate anche formazione per le stesse società locali, che possono crescere.

MF – Certamente, noi chiediamo questo. La dinamica è che dopo la domanda di affiliazione, noi andiamo a verificare le condizioni reali descritte, parliamo, spieghiamo il progetto, chiediamo magari degli adeguamenti di professionalità o personale. Ed alla fine sono le società che decidono se stare dentro o no.

E che risultati avete?

MF – Bisogna considerare che il 2010 è praticamente l’anno di avvio pratico. All’inizio del 2010 avevamo una trentina di società, a maggio già oltre 40 ed adesso (marzo 2011, Ndr) siamo a quasi 100 con un trend in ascesa. La cosa fondamentale è che nelle zone in cui c’è la scuola calcio Milan, dopo la prima fase di scetticismo per cui si pensava che si mettesse solo il marchio e stop, dopo avere visto che l’allenatore va a visitare le squadre, le altre società in zona cominciano a dire che “si, il progetto del Milan è diverso”.

Come funziona, ci sono forme di esclusiva?

MF – L’esclusiva è territoriale tendenzialmente coincidente con il comune perché vogliamo favorire i piccolini ed i genitori che devono portarli e prenderli, per cui senza grosse distanze.

Delineato il vostro progetto e tornando alla causa prima di questa intervista, cosa possiamo rispondere a chi chiede di fare un provino?

MF – Diciamo che non esiste una modalità per cui si possa fare un provino o che magari io mi penso bravo, mando una letterina per chiedere di fare un provino. Anche se certamente la cosa migliore è di far bene quando si gioca nei campionati perché ci potrebbero essere degli osservatori. Non ha senso pensare solo ad un provino magari facendosi 800 km per arrivare a Milano, magari stanco o non in buona giornata. Se il ragazzo è bravo lo deve dimostrare tutto l’anno. Poi se uno è bravo-bravo certamente emerge, esempio nelle Rappresentative. Noi stimoliamo gli allenatori delle nostre società affiliate non solo a segnalarci qualcuno e non solo delle proprie squadre ma anche di “avversari” che hanno colpito. Ed in questo modo riusciamo ad avere un controllo più ampio.

Quindi, in linea di massima, chi è bravo può pensare di emergere?

MF – Certamente. Ci sono reti di osservatori ufficiali e per evitare i molti millantatori nel settore giovanile soprattutto, c’è una lista di osservatori ufficiali che ogni stagione vengono confermati.

Ma esiste una forma di trasparenza in questo ambito? Comunicate cioè “oggi viene l’osservatore Tizio”?

MF – A volte si, non è il mio campo specifico ma ci sono occasioni del genere dove poi l’osservatore prende contatto con la società per conoscere di più qualcuno.

Non esiste, comunque, una sistema per cui uno si collega, chessò, al sito del Milan per vedere dove saranno i prossimi incontri con osservatori?

MF – No, questo no. Ma ci sono occasioni create ad hoc. Esempio i Milan Camp, una vacanza estiva di una settimana in località balneari o montani, in 190 località in 40 Paesi del mondo, di tipo residenziali o no per fasce d’età dai 6 a 15 anni, con un programma fatto dal Milan, con allenatori mandati dal Milan. Parliamo di quasi 10.000 bambini che ogni anno gestiamo con quasi 250 settimane di vacanze fra giugno e luglio. In questi posti il bambino va li e fa una vacanza, prima di tutto. Ma con molto calcio nel mezzo. Una settimana di camp può equivalere a quasi un mese e mezzo di lavoro “normale”. Accanto alla vacanze, in queste situazioni noi abbiamo la possibilità di verificare eventuali giocatori da tenere sott’occhio anche se fondamentalmente è una vacanza dove il bambino impara e gioca con la possibilità di riuscire, in una settimana, a migliorare almeno un aspetto.

I Milan Junior Camp sono organizzati in oltre 100 selezionate località italiane e straniere, in città, al mare oppure in montagna, così da offrire un panorama completo capace di soddisfare tutte le esigenze. Sono aperti a tutti: ragazzi e ragazze che avranno l’opportunità unica di vivere “un’esperienza calcistica totale” sotto la guida degli allenatori del Milan e passare settimane indimenticabili all’insegna del divertimento e dell’amicizia. Ai Milan Junior Camp possono partecipare ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 8 ed i 15 anni, mentre i City Camp sono aperti a bambini e bambine dai 6 ai 15 anni. Nel tempo libero tutti i partecipanti ai camp, avranno l’opportunità di stare a contatto con la natura ed essere coinvolti in numerose attività appassionanti e divertenti con nuovi amici. Andare ai Milan Junior Camp significa vivere una vacanza sportiva, sana, sicura, divertente e formativa, all’insegna del calcio. (fonte: ac Milan)

Quindi esiste un percorso abbastanza ben delineato per diventare giocatore professionista di alto livello?

MF – Diciamo che, anche per le regole federali ed internazionali, occorre avere dei giocatori presi dal proprio vivaio. Ed il Milan è organizzato con un suo settore giovanile (ci sono 10 squadre fino alla Pimavera, con circa 250 ragazzi di cui 40 fuori regione e che sono ospitati un un convitto dove alternano scuola e calcio, NdR) e che effettua anche dello scouting con responsabili ed osservatori per trovare i migliori. Tutte le squadre professioniste cercano i migliori. Ma il Milan vuole i migliori-dei-migliori. Diciamo allora che il concetto è che se un ragazzo deve venire da lontano tra le fila delle squadre del Milan, deve avere delle doti molto-molto importanti. Se uno è bravo può aspirare di andare magari in Serie “C” anche serie “A” locale dove mettersi in luce magari per altri ruoli. Però non ho mai sentito che uno dagli Allievi del Palermo è stato comperato dal Milan. Anche perché se il Palermo ha un tale giocatore, se lo tiene ben stretto perché è un valore. L’importante da sottolineare è chi si ha intorno perché stiamo parlando di ragazzi che crescono, hanno un sogno e come dice Franco Baresi “a volte i sogni di avverano” e se è vero che il talento è dappertutto e anche vero che è una cosa che va fatta con attenzione. I genitori devono percepire le persone che hanno in mano il loro figlio con una certa preoccupazione e che l’unico interesse non sia dire “c’ho un patrimonio e ci faccio dei soldi”.

Fondamentale è allora crescere in maniera positiva, magari nel giusto modo tecnico?

MF – Uno dei rapporti fondamentali che noi abbiamo è con il presidente delle singole società sul territorio. E’ lui che deve sposare la filosofia ed il nostro progetto con l’uso dei portali internet, di informatizzare l’attività, professionalizzare i collaboratori magari con corsi qui presso il Milan. Abbiamo cercato di creare qualcosa che sia economicamente sostenibile ma che crei un ambiente favorevole e positivo. Questo anche per mettere a quanti maggiori ragazzi la possibilità di una corretta formazione. Perché poi il problema è quello, che magari un ragazzo arriva a Milano, si fa tutta la trafila ed arriva a 14 anni ed ha fatto magari 8 anni di calcio magari in maniera diversa da quella che noi intendiamo. Così arriva a Milano comunque con un gap ed una differenza di formazione. Nel calcio non esiste un “giusto modo di” ma ciascuno si regola secondo le proprie caratteristiche. Noi al Milan abbiamo un’idea di calciatore che deve essere propositivo, attivo magari tralasciando l’aspetto fisico ma con attenzione a quello tecnico. Deve avere un approccio positivo alla risoluzione dei problemi che non semplicemente a fare il compitino. Su questo si è arrivato a creare un programma fisico e tecnico per definire il percorso verso questo obiettivo. Questo non significa che un ragazzo che abbia fatto altro, non possa arrivare al Milan. Al Milan ci possono arrivare ma poi il problema è rimanere. Per chi è qui, comunque, abbiamo un sistema di tutor che li affianca e li segue nella presenza qui in collegio in un momento forte perché a 14 anni si va via da casa, si sta in un collegio dove bisogna studiare e giocare ed impegnarsi per essere convocati e le fasi dure possono essere molte. E’ un momento delicato perché al centro ci deve essere il bene del ragazzo per preservare la sua crescita e il talento se c’è. A volte si sente dire che si perdono i talenti per strada e può essere per l’incapacità di aiutarne lo sviluppo e la crescita. Ovviamente questi sono investimenti per la società, perché chi arriva qui è spesato e seguito in convitto da personale dell’Università Cattolica. La differenza tra una società professionistica e l’altra è poi tutto sommato quanto si decide di investire in personale e strutture per tutelare il talento di un ragazzo.

Quindi la ricetta finale è di sudore ed impegno?

MF – E di buoni maestri. Nella vita non ci sono scorciatoie che durano. Certamente non nello sport perché qui non è facile barare e se non vali si vede. Certi aiuti, come doping o altro, non servono a niente perché ti rovinano. Lo sport, se sei portato, lo fai ad alti livelli. Se no, lo fai per divertirti, perché porta benessere. Esempio noi come Milan ci accorgiamo che ci sono tanti bambini sovrappeso nella fascia 8-10 anni e nelle nostre scuola abbiamo attivato un modello semplificato del Milan Lab con test per verificare le condizioni dei bambini.

Una filosofia di base orientata alla crescita?

MF – La nostra idea è che lo sport sia fondamentale per una buona crescita, cosa che deve essere chiara ai genitori. Nel nostro progetto siamo appunto ad una scuola-calcio perché vogliamo insegnare a stare bene, vogliamo insegnare a lavorare in un ambiente sportivo, regolato, dove si impara a rispettare le regole, al gioco di squadra. Tutto in un momento, dai 6 ai 16 anni che è fondamentale per la crescita di un bambino.

Cosa pensa di questo progetto a Ragusa?

MF – E’ una situazione particolare, perché è l’unica realtà in cui lavoriamo a livello di città perché in altre situazioni noi lavoriamo con una società e quella diventa la nostra rappresentante. A Ragusa invece sono 6 società che per volontà dell’assessore Barone e per la bontà del progetto che non è principalmente lo scouting ma una crescita dei bambini, ha dato una mano per far venire il Milan a Ragusa senza che fosse di uso esclusivo di una o di altra società ma che questo potenziale positivo sia per tutti

Ma come funziona?

MF – Funziona che di fatto tutte e 6 società si possono fregiare di scuola calcio Milan e quindi collegate con noi, con un allenatore che viene ogni mese, hanno il nostro programma per i ragazzi dai 6 a 16 anni, hanno dei kit ad hoc e magari in futuro il Milan Lab (si tratta di 3 macchinari specifici per programmi fisici attualmente in fase di test in una decina di società affiliate, NdR)  e la cosa positiva è che questo avviene a livello di città e non si singola società.

Ma se la vostra politica normale è avere una squadra per comune, come fate qui?

MF – E’ possibile grazie all’intervento superiore del comune di Ragusa.

Ma cosa fa esattamente il comune? Paga lui?

MF – Il comune da dei contributi alle società e le società le investono in questo rapporto e lo si fa per portare un’eccellenza a Ragusa  con, se non vado errato, quasi 1.200 bambini coinvolti. E’ un esperimento, una cosa unica che abbiamo in Italia perché tendenzialmente non abbiamo rapporti con finanziamenti pubblici. Ma in questo caso siamo di fronte ad un’occasione per creare degli effetti positivi per la comunità a fronte di un finanziamento molto basso di 3.000 euro da dividere per le 6 società (anche Barone ci aveva indicato la stessa cifra, NdR)

Alla fine, voi che ci guadagnate?

MF – Diciamo che il progetto ha un suo equilibro finanziario e non si tratta di investire milioni. Ci guadagniamo in scouting avendo la possibilità di vedere 20.000 bambini in un anno e formarli secondo la nostra filosofia in modo che a 16 anni possa avere la giusta mentalità per essere un giocatore con possibilità di alto livello.

Ci avviamo alla conclusione e per tirare le somme possiamo dire che il Milan ha un progetto di formazione ad ampio respiro verso i giovani per valutarne il talento e coltivarlo nel migliore dei modi.

MF – Non solo verso i giovani. Con la Milan Academy che è la scuola di formazione è che ha definito il programma, noi ci rivolgiamo anche ai formatori. Già nella scelta delle materie abbiamo dato una indicazione forte su dove bisogna metter l’accento, investendo molto nella pedagogia perchè un allenatore deve educare. La Milan Academy ha 20 formatori che tengono corsi di formazione in tutta Italia. Fino ad oggi (marzo 2011 primo anno di questa politica, Ndr) abbiamo già attivato 17 corsi della durata ciascuno di 15 giornate. In Sicilia, per esempio, li abbiamo fatti a Palermo, Catania e Marsala. Sono corsi di formazione in cui l’orientamento è a spiegare il modo di gestire le differenze negli allenamenti tra i giovani e gli adolescenti dando tutte quelle specifiche che si trovano nel manuale, il programma di formazione dai 6 ai 16 anni. Stando quanto più possibile vicini alle società, agli allenatori e quindi ai ragazzi.

Abbiamo finito. Grazie per il suo tempo. E ci saluti Ulan Bator e i calciatori mongoli, quando ci torna.

MF“Non mancherò“, dice Michele Ferraris sorridendo._

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[intervista di Maurizio La Micela, marzo 2011 (c)]

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21 thoughts on “CALCIO/Interviste – La strada che porta al Milan. Dura ma possibile se fatta bene.

  1. La maggioranza dei commenti fanno davvero un brutto effetto, vorrei che vi leggeste da fuori per rendervene conto, a molti ho messo pollice verso per una questione di dignità, è giusto che si abbia un rifiuto quando ci si presenta con lo spirito sbagliato, è l’unico modo per cambiare in bene.
    La cosa che secondo me vi penalizzerà e che penalizzerà tutti coloro che avranno il medesimo atteggiamento è il fatto che per voi il calcio è una specie di scappatoia, o almeno è quello che si sente da quello che avete scritto, si sente un mendicare, ed il mendicare non porta mai a niente.
    Anche nel chiedere si dovrebbe conservare uno spirito tenace, senza abbassarsi.
    Se chiedete al milan di fare un provino con disperazione provate solo che per voi il milan è irraggiungibile, che è qualcosa di superiore ed elevato..e cosi quindi sarà..
    Non v’interessa affatto il gioco, volete solo giocare in una squadra famosa, essere ammirati, sentirvi migliori, guadagnare un sacco di soldi ed altro..dov’è l’amore per il pallone ? Solo quello porta ai massimi livelli, solo per amore si combatte fino alla morte..non per soldi o altro..
    Torricelli è stato un caso particolare per due motivi, il primo è che come si legge su Wikipedia era un giocatore “volitivo e dalla grande grinta” ed il secondo è che di giocare in serie A non penso gli fregasse molto..probabilmente quando lo notarono nell’amichevole contro la Juventus non s’è fatto impressionare da chi aveva di fronte..di fatto in seguito disse che alla Juve trovò gente come lui e non marziani.
    Sia che siate nel Milan o nella Pro Vercelli voi andate bene, questa è la chiave di tutto, se non lo capite vuol dire che date più valore a una maglietta che al vostro cuore ed ai vostri piedi!
    Onore al babbo che TIENE DI PIU’ AL BIMBO che alla carriera che potrebbe avere !!!!! A differenza di molti altri che piazzano il figlio in scuola calcio come se fosse un bell’investimento !!!!!!!
    Grazie per l’intervista ciao !

  2. ciao sono DIALLO ABDOULAY sono nato il 14/01/1998 sono alto 1,89 e peso 70 sono bravo a fare tutti i ruoli ma il mio ruolo preferito e l’attacco quest anno o segnato 50 gol con la l’AURORA TREIA pero che mi prendete perché mi paragonano a zlatan ibrahimovic peché il mio sogno e di giocare come lui

  3. Salve,sono Attia Hassan un ragazzo di 13 anni amo il calcio ,il mio cuore batte solo per il calcio che mi appassiona fin da quando ero piccolo.Sono originario dell’egitto i miei sono egiziani io sono nato in italia a Saronno in provincia di varese.
    Abito a gerenzano XXXXX in provincia di varese cap 21040. gioco nella salus 99 faccio molti ruoli centrocampo,attacco. mi hanno chiamato delle squadre . dicono che sono bravo ho capacita tattiche e tecniche elevate peso 46 kili ho fisico so padroneggiare il pallone uso tutte e due i piedi una tra le squadre che mi ha chiamato e la gerenzanese a cui sono andato e una squadra assocciata al varese il mio mister era un giocatore del varese giocava in serie c1 e mi ha detto che sono un talento a giocare a calcio questo e il suo parere mi ha detto di ANDARE A FARE UN PROVINO AL VARESE MA POI e andato a operarsi al ginocchio non e piu tornato ora gioco alla salus e uno tra i miei sogni e far un provino al milan giocare essere famoso far vederee a tutte le persone che sono invidiose di me di che cosa sono capace di fare datemi una sola possibilita di fare un provini all A.C MILAN e non vi deluderò come non ho mai deluso nessuno lo Giuro . recapiti telefonici:328678xxxx oppure 393099xxxx

  4. O 17 anni il mio sogno e il calcio e se entrerei in una scquadra darò anche l`anima . Voglio fare un provino questo e il mio numero 3208204xxx

  5. ciao mi chiamo raphael ho 14 anni, abito a este(PD) Gioco centrocampista centrale destro e vorrei fare un provino. Ciao a tutti.

  6. ciao,mi chiamo Pedro Igor,sono Brasiliano e abito in Italia da 2 anni,gioco a calcio da piccolo e qui in Italia faccio parte della squadra esordienti A di alba adriatica provincia di teramo,faccio l’attaccante e ho 13 anni…. ho fatto dei provini e mi piacerebbe di fare uno con il milan…come devo fare?qualcuno mi sa dire?Grazie……

  7. Ciao a tutti mi chiamo Daniel Lazzati ho 14 anni , sono alto 1,81 sono un mancino naturale. Il mio sogno nel cassetto ? Poter fare un provino al Milan. Capisco non sia cosa semplice , ma perchè non sperare che qualcuno legga questo mio sogno e non ti chiami anche solo per un giorno !!!!! . Le mie caratteristiche principali sono…velocità e precisione negli assist. ma anche un buon numero di gool segnati di media 20 all’anno.Spesso spero che ci sia un visionatore sugli spalti, ma solo una volta quando avevo 9 anni mio padre era stato avvicinato da un visionatore del Monza. Mi sembra che dalle mie parti chi deve fare provini siano sempre i figli di allenatori o dirigenti. Io per il momento Gioco a Trezzano Rosa all’ Olimpic Trezzano in un bellissimo gruppo e con un buon allenatore. Ciao a Tutti Grazie

  8. salve mi chiamo claudio collura ,ho 1 anno e sei mesi, ricordatevi questo nome…..un giorno.nel calcio.

  9. io mi chiamo Fabio e vorrei essere un calciatore professionista.Io gioco nell’oratorio del paolo vi a cernusco sul naviglio.Mi dicono che sono bravo.Io sono del 98 e voglio far parte di una grande squadra.grazie a voi.
    Arrivederci

  10. salve sonno fernando justiniano roca ho15 agni 187alt mio sogno egiocare serie a milan sono portiere me alenno molto sonno bravissimo adesso mi anno portato alenar con serie a guavira del mio paese bolivia sud america arrivaro amilano fra 3 messi en sieme a lamia mama e papa il mio zio jesus moscoso q ya sonno a milano 10 agni fa atte fernado justiniano roca

  11. MI CHIAMO FRANCESCO BONAPARTE sono del settembre 2000. ABITO A MELITO DI NAPOLI UN QUARTIERE DIFFICILE CHE OGGI E AL CENTRO DELLA CRONACA NERA PURTROPPO AMO GIOCARE A PALLONE MA COME GIA SO QUI NON SOLO E DIFFICILE A SOPPRAvVIVERE, HO MIO PADRE IN CARCERE MA E DIFFICILE ANCHE RIUSCIRE A GIOCARE A PALLONE IN UNA SOCIETA POICHE LA NOSTRA POSIZIONE ECONOMICA… DELLA MIA FAMIGLIA E DISASTROSA HO UN SOGNO NEL CASSETTO E SPERO CHE SI AVVERI PERCHE QUI NEL MIO QUARTIERE HO GIOCHI AL PALLONE HO VENDI DROGA IO SPERO A DIO CHE SCELGO LA PRIMa giocare, purtroppo spero che almeno mi provate non dico che sono il nuovo messi ma con il pallone ci dormo e la mia vita. DATE POSSIBILITA A TANTE PERSONE SPERO CHE LA SOCIETA A.C.MILAN LO FACCIA ANCHE PER ME NON VI COSTA NIENTE PROVARMI. QUESTO E IL MIO NUMERO 0815433xxx CASA RENDOLA, quartiere secondigliano. questo e email di mio fratello.

  12. salve, mi chiamo stefano lusetti e ho 13 anni il mio sogno è di giocare nel milan e divertirmi da quando avevo 6 anni che ci siamo trasferiti dall’ olanda che mi imopegno duramente per diventare sempre meglio adesso gioco nell a.c.cernusco e vorrei fare un provino al milan io ci credo che un giorno verranno a vedermi ho già fatto molti provino all’ atalanta all’ inter e al monza sono alto 1m e 70cm e sono un trequartista; mi piacerebbe giocare ancora ma vorrei continuare nel milan.
    distinti saluti stefano lusetti

  13. Salve ho 14 anni sono alto 1.67 circa e gioco a calcio appena avevo 5 anni ogni giorno mi alleno duramente x crescere di più vorrei fare un provino con il Milan ac

  14. o 11 anni e mezzo , o l’altezza 1,68 faccio allenamento tutti i giorni da cuando avevo 5 anni mio padre mi dice sempre che ancora e presto vedo e leggo che tutti chiedono provini dovuncue ma a che servono cuesti provini? saluti

  15. salve ho mio figlio del 97 gioca a calcio da sette anni tutti dicono che e’ molto tecnico ma ha il fisico piccolo chiedo : e’ un problema?
    maradona messi gargano e tanti altri sono fisicamnte alti ?
    sono in provincia di caserta ma ce’ qualcuno che se ne intendi di calcio davvero per dire se mio figlio e’ valido per giocare a calcio o no?
    grazie

  16. volevo fare un plauso per questa lunga ma interessante intervista perchè fa un po’ di luce su questa questione dei provini. Farla capire ai nostri figli non sarà facile, ma spero che saranno invece le società ed i mr a capire come comportarsi senza creare inutili aspettative dai ragazzi con i famosi “provini” neanche si fosse in tv. Giocare è una cosa che deve essere naturale a certe età e non necessariamente si deve pensare al grande calcio di serie A per mandare il proprio figlio ad una scuola di calcio. Importante è invece come dice nell’intervista che la crescita sia armoniosa e valida per il futuro. Interessante intervista.

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