CALCIO – L’AC Milan fuori dalla Fininvenst ma dentro la holding Berlusconi. Con nuovi soci.

Movimenti societari e finanziari in casa della Fininvest, oggi proprietaria al 100% del Milan Ac. Il problema sta negli oltre 500 milioni da pagare alla Cir di DeBenedetti. La famiglia Berlusconi vuole mantenere la proprietà, ma il il Milan lo scorso anno è andato in rosso per 70 milioni. Arrivano gli arabi invece dei russi (vedi)

di Carlo Festa e Simone Filippetti
(Fonte: Il Sole24Ore)

MILANO – Silvio Berlusconi potrebbe scorporare il Milan dalla Fininvest per portarlo sotto il diretto controllo della sua famiglia. Mentre la holding dei Berlusconi (oggi proprietaria al 100% del club) si prepara a risarcire direttamente Carlo De Benedetti per la maxi-somma di 590 milioni di euro, imposta dal Tribunale di Milano per il Lodo Mondadori, un altro dossier è sul tavolo del premier e dei suoi cinque figli (Marina, Piersilvio, Barbara, Eleonora e Luigi): quello dell’Ac Milan. 

Come anticipato dal Sole 24 Ore, Fininvest non farà ricorso alla fidejussione concessa dalle banche nè al debito bancario, ma utilizzerà risorse già disponibili in casa (a bilancio risultano, tra l’altro, 700 milioni di liquidità): ieri è arrivata la conferma dalla società che con un comunicato ha fatto sapere che il pagamento avverrà entro venerdì prossimo, sottolineando però che «non rappresenta in alcun modo acquiescenza alla sentenza», contro cui la società farà ricorso in Cassazione.

Ma gli occhi ora sono puntati sul destino del club di calcio, uno dei più blasonati d’Italia, di cui Berlusconi è presidente dal 1986. L’ipotesi sarebbe stata ventilata in una riunione in famiglia ad Arcore, presente anche la figlia Barbara Berlusconi, da poco entrata nel consiglio di amministrazione del club rossonero: il punto di partenza è che Silvio Berlusconi non intende minimanente lasciare il Milan, soprattutto adesso che la cosa sarebbe letta come una reazione troppo emotiva per la batosta del Lodo Mondadori. Ma mantenere la proprietà non significa che non sia possibile lo stesso un riassetto, anche se casalingo.

Barbara Berlusconi, il "bello" del Milan e top manager della società.

Fonti vicine al dossier spiegano così che l’ipotesi allo studio delle banche d’affari, tra cui risulterebbe coinvolta Morgan Stanley, è la scissione. Il club potrebbe passare dal cappello della Fininvest a quello diretto della famiglia: in questo modo i Berlusconi manterrebbero la piena proprietà della società, ma senza gravare su Fininvest. Alcuni legali vicini al premier starebbero studiando la fattibilità dell’ipotesi. La holding, contattata in proposito, ha però ribadito la linea dei giorni scorsi, smentendo qualsiasi ipotesi di riassetto del team sportivo.

In ogni caso, la vendita di una minoranza del club, una voce più volte rimbalzata negli ultimi giorni, sarebbe dunque esclusa: anche perché un’operazione di questo tipo in questo momento verrebbe vista come un’ammissione di debolezza di fronte al risarcimento che Cir incasserà. Proprio ciò che la famiglia Berlusconi e il premier non intende mostrare, convinta di ottenere ragione in Cassazione e che nulla sia dovuto a De Benedetti.

Tuttavia, secondo quanto trapela da ambienti finanziari e dalle banche d’affari, la cessione di una quota di minoranza del Milan, in futuro, appare possibile. Investitori disposti a entrare non mancano e le medesime indiscrezioni suggeriscono di guardare al mondo arabo dove non solo il club gode di grande popolarità, ma la sponsorizzazione di Emirates, la compagnia di bandiera, offre una possibile sponda. In passato erano circolate voci di un interesse di Abu Dhabi, tramite il fondo sovrano Adia; ultimamente, però, è molto attivo e interessato all’Occidente l’emirato del Qatar, attraverso l’agenzia d’investimenti Qia.

Quale che sia la decisione che la famiglia prenderà, un eventuale passaggio del club sotto la diretta proprietà dei Berlusconi (che oggi controllano Fininvest tramite sette holding) avrebbe il vantaggio di sgravare Fininvest di perdite: l’anno scorso l’utile della capogruppo è caduto da 218 a 87 milioni anche per colpa dei 70 milioni di rosso del club. Deconsolidando dal bilancio civilistico (su cui si basa la distribuzione di dividendi) quel rosso, Fininvest potrebbe essere generosa con i suoi azionisti che invece quest’anno dovranno rinunciare alla cedola. La sensazione, tuttavia, è che rimangono aperte tutte le possibilità, inclusa quella di una quotazione a Hong Kong.

Il prossimo autunno il vice-presidente dell’Hong Kong Exchange Erik Landheer sarà a Milano. Proporrà al Milan di quotarsi in Asia?._

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