MOTORI – Slalom con 4×4 alla cieca. Nel vero senso della parola.

disegno di uomo bendatoFatelo voi: mettete una benda sugli occhi e poi fatevi guidare a guidare un’auto. Scommettiamo che non riuscite a fare mezzo percorso? Ci vuole anche qui l’abitudine ad avere fiducia. Come l’hanno i non vedenti nei loro accompagnatori.

DONNALUCATA (Scicli) – La prima volta che si è pensato alla guida alla cieca, senza vedere, la mente è andata a quelle performance fatte da maghi che si bendano e pretendono di indovinare un percorso alla guida di auto.

Qui invece la cosa era molto meno da spettacolo e pi concreta ed i potenti fuori strada del SaharaClub 4×4 di Ragusa hanno lasciato, se non proprio il deserto del Sahara perlomeno le trazzere iblee e sono arrivati a Donnalucata per far provare l’ebbrezza della guida ad un tipo di guidatori particolari: i ciechi, i non vedenti della provincia.

Un incontro ormai al 5° anno, questo della “guida alla cieca“, con una sempre maggiore presenza di non vedenti che chiedono di capire cose significhi guidare un’auto e con la costante presenza di chi, anche in questa “strana” specialità, è campione.

una coppia di pilota e copilota che si avvia alla macchina con il copilota che guida per un braccio il non vedente pilota

Pilota e co-pilota si avviano al fuoristrada per la gara.

Regole uguali per tutti: si doveva non vedereper cui gli ipovedenti, cioè coloro che hanno, un seppur minimo, campo visivo sono stati bendati per andare a pari con gli altri e senza barare.

Alla guida non solo uomini ma anche donne in rappresentanza degli oltre 1000 non vedenti iblei e che hanno compiuto questo percorso ricavato dentro il campo comunale di Donnalucata dove si alternavano prove di guida, prove di abilità e pure, in ossequio al posto, un calcio di rigore.

Lo sterzo, l’acceleratore, il freno, in mano ai non vedenti; la guida in mano ai copiloti del SaharaClub. Questo il patto esplicito tra gli equipaggi, con le indicazioni a voce dati dai co-piloti del club con gli equipaggi capaci di far andare le auto nei rettilinei, nelle gimkane, nei percorsi obbligati, nelle prove di abilità, nei parcheggi. E persino nel calcio di rigore da fare lanciando l’auto contro un pallone oversize posto ai limiti dell’area per poi frenare immediatamente dopo averlo colpito, per non entrare con l’auto insieme al pallone in porta.

la coppia pilota non vedente e copilota normodotato nell'abitacolo dell'auto

Sistemati in cabina, si aspetta lo scoccare del secondo "zero" per la partenza.

L’organizzazione di questa giornata insieme con il SaharaClub di Ragusa è della UIC – Unione Italiana Ciechi –  e del dinamico presidente, il maestro Giovanni Arestia, presente sia nei giorni precedenti, sia nelle ore mattutine delle prove, che per tutto il pomeriggio delle gare.

Sono momenti importanti, non solo per noi non vedenti – dice il presidente Arestia – ma soprattutto perchè vogliamo sensibilizzare veramente la popolazione alla prevenzione della cecità. Quasi il 70% della cecità ha cause successive alla nascita. E non solo gli incidenti gravi ma anche una non corretta attenzione alla prevenzione. Troppo spesso si saltano le visite di controllo presso gli oculisti, cose da fare non solo quando si ha un problema ma anche prima, come abitudine“.

Il presidente dell'Unione italiana ciechi, maestro giovanni arestia.

Il presidente dell'Unione Italiana Ciechi, maestro Giovanni Arestia.

Proprio per questo, l’UIC ha in provincia tre camper attrezzati per il controllo gratuito della vista nell’ottica della prevenzione. “I nostri camper sono a disposizione di tutti – sottolinea il m.stro Arestia – ed in estate è previsto un nuovo tour per le cittadine delle borgate. Il tutto in ossequio – conclude – all’obiettivo statutario dell’Unione italiana ciechi che è quello di ridurre a zero la cecità“. Obiettivo che dire ambizioso è poco.

Il pomeriggio di guida-alla-cieca è proseguito festoso ed impegnato, perchè era pur sempre una gara agonistica, dove venivano premiati i primi 3. Presente anche Roberto Barone, ipovedente e quindi debitamente bendato durante la sua prova, che è il vincitore dello scorso anno. Roberto, però, è un atleta abituato alle sfide perchè era nel team del torball prima che la società chiudesse i battenti.

Disponibili e capaci i soci del SaharaClub 4×4, copiloti a forza di “destra destra…. sinistra sinistra” e che non sono nuovi ad esperienza del genere. A parte gli scorsi anni sempre con l’Uci, i fuoristradisti iblei hanno diverse manifestazioni sociali nel loro programma. Più di una volta hanno accompagnato i bambini autistici in percorsi di fuori strada. “Nei prossimi mesi – dice il presidente Massimo Tasca – abbiamo in cantiere un percorso off road lungo la parte più da favola del Fiume Irminio con i ragazzini dell’associazione Piccolo Principe“.

Da segnalare la presenza di un non vedente, proprio di Donnalucata, che mai in vita sua aveva provato la sensazione della guida di un’auto. Ora, alla soglia degli suoi 65 anni, si era deciso a fare il grande passo e sentire dal di dentro e dalla guida, quel rumore di motore che ogni giorno sente nel vivere la città. (continua dopo il video)

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Nel video stile “car view”, Roberto Barone alla guida con co/pilota Filippo Veninata a bordo di una LandRover Defender 90 Td5

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Guidare senza vedere. Da normodotato. Ma come si guida da ciechi? Ho chiesto allora all’organizzazione di poter fare la prova e mi hanno accontentato. Ho preso posto vicino a Giorgio (Cappello ma lui è Giorgio per tutti), 40 anni di fuoristrada sulle spalle, anzi forse meglio dire “sotto” qualche altra parte del corpo ed innumerevoli mezzi usati.

Mi sono seduto ed ho legato la benda sugli occhi ed ho messo le mani sul volante. Fin’adesso niente di strano. Una cosa temporanea, immaginava il mio cervello e comunque tutto era fermo. Al via di Giorgio, già qualcosa non quadrava nella mia normalità: una macchina che faccio muovere senza vedere la strada? Ma l’immagine mentale del percorso che il cervello riusciva a ricordare, in questa prima fase aiutava.

Tanto è vero che non ho ascoltato i comandi di Giorgio, ed autonomamente sono passato alla terza: mi ricordavo un rettilineo e li la terza si può dare.

Ma quanto è effettivamente lungo sto rettilineo? Quando devo decelerare? Pochi secondi e le cose hanno cominciato a cambiare radicalmente. Il percorso mentale, la mappa che avevo fatto in mente, cominciava ad essere confusa; le curve c’erano ma non sapevo dove; e non sapevo bene quanto fossero strette.

Ho cominciato a dipendere completamente da Giorgio che con i suoi “destra.. sinistra.. stretto.. largo” cercava di darmi quegli input che soli generalmente le mani ricevono dal cervello. Che elabora quello che gli occhi vedono.

Alla fine del primo rettilineo il “gira” di Giorgio mi ha riportato alla realtà: se non mi avesse detto gira, io sarei andato diritto. La parte di percorso che avevo in mente, si era esaurita ben presto. La fiducia in quello che mi suggeriva Giorgio doveva essere massima. Ho cominciato a sudare, la tensione si sentiva aumentare.

Quasi immediatamente quando il mio cervello ha realizzato che si trovata in una situazione strana, ha cominciato a cambiare la sua normalità. Più sangue è affluito agli altri organi sensoriali per permettere la massima concentrazione. E più sangue significa più calore che veniva raffreddato dal sudore. Un certo timore è emerso: bassa velocità, nessun rischio di danno serio ma l’autoconservazione si mette in moto senza razionalità.

La testa si è abbassata automaticamente. Visto che gli occhi non servivano, erano le orecchie a dover essere messe nelle condizioni migliori per ascoltare e quindi orientarsi verso Giorgio è venuto naturale. E se nella prima parte del trial la traccia mentale del percorso era bene o male presente, ad un certo punto la gimkana fa perdere un po’ di orientamento e il “destra…sinistra” di Giorgio non erano più dei suggerimenti: erano degli ordini necessari. Il percorso che da “vedente” mi sembrava facilissimo, è diventato un labirinto e ad un certo punto ho dovuto dare una sbirciatina oltre la fascia perchè il “destra/sinistra” aveva cancellato ormai il percorso e dal di fuori doveva vedersi una macchina come ubriaca.

Non riuscivo a stare dietro gli ordini del copilota.

E forse immagino perchè. Perchè un ipovedente, un cieco è più abituato a dare la massima fiducia al suo accompagnatore e non mette nemmeno un attimo in discussione il tracciato da fare, sia esso su un marciapiede che su un’auto come oggi. Un “normale” si adatta difficilmente, specie se abituato a guidare. Io mi affidavo al copilota: ma non al 100%.

Il tracciato che avevo visto, anche se ormai perso, però non mi abbandonava completamente per lasciare che mi affidassi alla voce dell’accompagnatore. E questo mi ha portato ad uscire fuori completamente dal tracciato e finire senza completare il percorso anche per lasciare spazio agli altri.

Certamente ho sudato ed è stato chiaro come la vista, così come gli altri sensi, si diamo così tanto per scontati che non immaginiamo nemmeno per un attimo possano scomparire da noi. E quando poi dalla stessa associazione dei ciechi si mette in evidenza come sia alto il rischio di perdere la vista per stupida disattenzione nelle prevenzione, la prima cosa che ho fatto quando sono sceso, sono andato dal maestro Arestia ed ho chiesto: “Ma quand’è che passa da queste parti il vostro camper per fare una bella visita oculistica? (MLM)”._

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il palco dell'associazione italiana cieci sezione di ragusa

Il palco

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Il signor Buscema da donnalucata alla sua prima prova guida.

Il sig. Buscema, di Donnalucata. A 65 anni, la voglia di provare a guidare una macchina, cosa mai fatta.

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Fotografia di uomo davanti alla macchina con le corna sul cofano e le stesse corna sembrano spuntare dalla sua testa.

Le corna sono della macchina!

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macchina che colpisce il pallo da gioco per fare gol

Che qualche giocatore di calcio avesse bisogno di un pallone così?


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