SCHERMA/Intervista – Giorgio Avola: “Io campione ma con tanto ancora da imparare”.

INTERVISTA – La prima intervista di Giorgio Avola da medaglia d’oro agli europei di Sheffield. Un ragazzo completamente concentrato sul suo cammino verso le Olimpiadi. Il rapporto con la sua città, con gli amici e la vita ed il presidente italiano delle Federscherma, il modicano come lui Giorgio Scarso. Un campione che sa di dovere ancora imparare

Intervista di
Maurizio La Micela

MODICA – Ci si può lasciare scappare l’occasione di intervistare un plurimedagliato europeo, campione sulla cresta dell’onda da qualche anno, modicano ed a Modica per un periodo di relax? Certo che no. Ed allora eccoci con Giorgio Avola, fioretto d’oro agli Europei di qualche settimana fa, in predicato per essere tra i quattro italiani alle Olimpiadi di Londra 2012. E tutto questo a soli 22 anni.

Nulla di più facile mettersi d’accordo per l’intervista, niente difficoltà o  dilazioni e ci si vede al bar al centro di Modica. Ha solo 22 anni, abbiamo detto ma l’ambiente competitivo dello sport di alto livello ha formato Giorgio. Non ha nessun fare arrogante del “io sono il migliore” ma non ha neanche quella falsa umiltà di chi si nasconde dietro l’incerto che a volte deborda nello snobbismo. Avola sa di essere bravo, sa che se lo è meritato e questo traspare dal suo modo di fare, diretto, senza giri di parole. Forse durante i momenti di tensione nei pressi della pedana, quando la pressione competitiva sale, è meglio girare alla larga, cosa che in effetti conferma anche lui. Che sia la tecnica di assalto con cui spinge fuori gli avversari dalla pedana?

Giorgio, nelle foto che ti ritraggono dopo aver conquistato il tuo punto, è sempre evidente questo urlo liberatorio, questa esplosione dopo la stoccata finale. Si accumula così tanta tensione in quei pochi minuti?

G.A.– A differenza magari di quanto si possa percepire dell’esterno, ogni stoccata è pensata e costruita con degli schemi e non è facile che l’avversario abbocchi ai miei, diciamo, ami. E nel momento in cui riesco a sopraffarlo, a toccarlo, è una grossa soddisfazione. In più se a tutto questo ci aggiungiamo la tensione della gara, si può capire questo momento.

Il grido di vittoria di Giorgio Avola

In effetti, visto da fuori, tutto sembra velocissimo, quasi affidato al caso, all’arma che tocchi quasi da sola l’avversario. In realtà, tu attraverso la maschera cosa vedi, cosa cerchi dall’altra parte?

Diciamo che cosa più importante è indurre l’avversario a sbagliare, quindi provocare l’avversario in modo che sbagli ed approfittare del suo errore per riuscire a toccarlo. Chiaramente più si va avanti, più è forte l’avversario, più è difficile che sbagli. E soprattutto è una cosa reciproca, nel senso che anche lui fa la stessa cosa. Quindi non solo bisogna pensare a farlo sbagliare ma anche tu devi ricordare di non sbagliare perchè anche lui è alla ricerca di questo.

Quanto dura un incontro?

Nell’assalto a 15 sono 3 frazioni di 3 minuti dove tiriamo per 3 minuti effettivi ed il tempo viene stoppato ogni volta che finisce l’azione. Tra le tre frazioni, c’è un minuto di pausa.

Ed in questo minuto, cosa accade, cosa fate?

E’ il momento di consultare il proprio coach, di riposarsi, di prendere un po’ d’acqua. Essendo uno sport anaerobico e molto veloce ed è molto stancante perchè in quella frazione dai il 100% ed il minuto è veramente importante.

E’ pesante l’abbigliamento che usate in gara?

E’ molto resistente per evitare che ci buchiamo. E’ anche pesante ma ormai siamo abituati a gestirlo.

Senti, Tagliarol pare abbia un gesto scaramantico prima di salire in pedana. Tu ne hai uno?

No. Non sono un tipo molto scaramantico. Mi piace magari di più pensare, concentrarmi.

Allora cosa fai, ti isoli dal gruppo. Come funziona li a bordo pedana?

C’è un bel gruppo ed un bell’ambiente ma durante le gare è diverso si è tutti contro tutti e bisogna pensare solo a se stessi. Di conseguenza questo è già uno sport che fa la cernita selezionando gli individui più egoisti, a livello sportivo. E la gara è la massima espressione di questo sistema.

Ma quando siete in gara, con il Ct, come gestisce questo rapporto.

C’è il Ct ma ognuno ha il proprio maestro. Nelle gare importanti siamo in quattro, esempio ai mondiali, ed ognuno si divide il proprio compito. E soprattutto non tiriamo tutt’e tre, tutt’e quattro assieme. Ad ogni tornata ci posso essere io ed un altro ragazzo, poi solo un altro.

Qual’è la differenza tra fioretto e spada e perchè tu sei al fioretto? Ci sei arrivato per caso o è una cosa che si sceglie.

Giorgio Avola con il Ct della Nazionale, Stefano Cerioni.

Il fioretto è l’arma per eccellenza. La scherma è il fioretto e quando si inzia a fare scherma si inzia dal fioretto perchè è quella che richiede più capacità e qualità. Poi chiaramente qualcuno può essere più portato verso un’altra arma e si cambia cammin facendo.

Ma tra le due armi, cambia il sistema di punteggio?

Cambia praticamente tutto.  Nel fioretto ci sono tantissime regole, chi attacca ha ragione, se uno attacca bisogna parare, si conta chi parte per prima chi dopo. Insomma non è facile ed infatti abbiamo la moviola durante i match e funziona che se si chiede la moviola e si ha ragione, si può andare avanti all’infinito. Ma se sbagli due volte, non la puoi usare più. Nel fioretto, inoltre, il bersaglio che si può colpire è solo il busto solo davanti mentre la spada riprende l’antica tradizione della battaglia al primo sangue, dove il primo che sanguinava perdeva. Il bersaglio è tutto il corpo, se si tocca entrambi è un punto a testa. La sciabola invece ricorda le lotte tra i cavalieri con i fendenti ed ha altre prescrizioni relative ai punteggi. 

Senti, qual’è la giornata tipica che fai in fase di campionati, quindi di massimo impegno?

Si comincia la mattina alle 8:00. Alle 8:30 colazione tutti assieme e poi si passa allo stretching di attivazione e riscaldamento con il preparatore. Poi si fa lezione con il proprio maestro e poi si decide se fare una seduta di preparazione atletica con il preparatore oppure di scherma. 

Questo ovviamente personalizzato per ciascuno

Certamente, ognuno ha il proprio programma. Nel pomeriggio poi si preferisce tirare. Il pomeriggio è preferito perchè di mattina si è ancora freddi mentre al pomeriggio si è ben caldi dopo aver lavorato per un po’. Quindi il pomeriggio è più dedicato alla scherma ed alla tecnica. 

Ma tu adesso hai altri maestri della federazione che ti seguono?

No, il mio maestro è sempre Eugenio Migliore. Quando siamo nei ritiri è però possibile approfittare delle lezioni dei grandi maestri della scherma italiana, come Tomassini che allena la Vezzali. E’ bene secondo me riuscire a cogliere il più possibile da questi momenti da questi che sono i mostri sacri della scherma italiana e mondiale. 

Gli ori conquistati dimostrano che sei un campione. Ma allora c’è ancora spazio per crescere?

Io sono un bambino appena nato, sportivamente parlando. Ho 22 anni, secondo anno assoluto. Dal niente, anche se non è giusto dire così perchè mi sono sacrificato tanto ed alla mia età, sento che devo maturare fisicamente che sportivamente.

Le due medaglie di Giorgio: la Individuale Oro e la Squadre Oro a Sheffield.

Tu senti allora che hai margini di crescita.

Io ho un margine di crescita del 500%  in questo momento.

In questo modo cosa diventi, il campione mondiale dei mondiali. Se a 22 anni sei al top…

E’ difficilissimo rimanere a degli standard molto alti. Ma dal momento che ho imboccato una buona strada, io spero che con tanto impegno, sacrificio, dedizione, abnegazione, ecc ecc si possa riuscire a farlo.

Mi hai dato il modo di anticipare una domanda, proprio quella relativa al “per diventare campioni ci vuole”. Anche io avevo scritto impegno, dedizione, sacrificio. Queste sono le tre classiche cose che dicono tutti. Ma secondo te, serve anche altro, quale è la differenza?

La differenza è che devi entrare nell’ottica che sei una persona diversa dagli altri e che per questo devi concepire una vita differente rispetto agli altri. Per quello che fai devi trovare una motivazione, un’anima in tutto ciò che fai. In quello che faccio rivedo me stesso, quello per cui sono portato. Cioè io sono nato con una dote, sono stato fortunato fin dall’inizio e quindi non dico che sia mio dovere ma almeno devo fare di tutto per coltivare questa capacità.

Allora tu sei arrivato dove sei non per caso. Oppure la vita ad un certo punto ti ha portato qui?

Il percorso posso dire sia cominciato qualche anno fa quando sono passato alla categoria assoluti che è molto importante. Prima con la scuola, con altri impegni, con l’età chiaramente non avevo ancora ben capito ben realizzato quello che potesse essere il mio futuro. Quando piano piano mi sono reso conto che avevo le capacità per fare bene, una mattina mi sono alzato ed ho detto: “ok, abbandoniamo tutto e dediamoci a questo al 100%”.

Quindi è una scelta

Una scelta per cui non si fuma, non si beve, non si fa tardi, si fa una vita più regolare possibile.

Ecco, in questo modo mi porti dentro un’altra domanda, un po’ sul lato personale ma fatta per capire quanto tale vita sia impegnativa. Hai la ragazza? Questa vita da campione che fai è compatibile, per cosi dire, con una vita “normale”? E la ragazza la si deve trovare nel mondo della scherma così come Luca Marin, nuotatore di Vittoria l’ha trovata praticamente in piscina in Federica Pellegrini?

E’ difficilmente compatibile con la vita esterna una ragazza che ti capisca. Io ho aviuto la fortuna di conoscere una ragazza di adesso, con cui sto da quasi 4 anni ed anche lei faceva scherma fin dall’inzio quindi capisce e valorizza quello che faccio

Cioè lei fa scherma?

Un giovanissimo Giorgio. Ancora senza barba d'ordinanza.

Faceva scherma ed adesso ha smesso perchè studia. Di conseguenza per lei è più facile capire quello che faccio ma alla base ci sono comunque difficoltà non indifferenti perchè io sono praticamente ogni fine settimana fuori.

Tu hai girato il mondo, anche se poi magari alla fine hai visto solo i palazzetti dello sport di Shangai piuttosto che di cuba….

… si in effetti diciamo che ho girato i palazzetti dello sport del mondo…

..appunto. Ma comunque, Modica adesso ti sembra più piccola, più grande. Come ti sembra Modica?

Diciamo che più che più piccola o più gande ho imparato, cioè, la possibilità di girare il mondo mi ha dato la possibilità di creare nuovi princìpi con cui valutare un posto. Per cui adesso li valuto con un occhio diverso perchè ho avuto molti più riferimenti ed il mio paragone o la mia osservazione sulla città è piena di riferimenti e di confronti con altri posti.

Ed il giudizio com’è adesso? Non dico positivo o negativo ma come è cambiato?

Modica è casa mia e quindi io non posso esprimere un giudizio oggettivo però è cambiato in positivo perche mi sono resoonto che è difficile trovare un ambiente così bello, dal modo di vivere alla gente.

Cosa che prima non valorizzavi.

Che non valorizzavo perchè non avevo la possibilità di farlo. Magari lo sentivo dire e lo ripetevo e basta. Adesso ho la possibilità di apprezzarlo sul serio perchè ho visto l’altra faccia della medaglia.

Tu dove vivi adesso normalmente?

Io a Pisa, infatti ho scelto un altro posto piccolo e tranquillo

Vivi a Pisa e ti alleni.. ?

A Livorno che sono una ventina di chilometri. Ma comunque quando io ho due minuti di tempo torno molto volentieri qui perchè qui è la mia essenza.

Ma gli amici di qui, sono cambiati verso di te nel loro atteggiamento?

No, nel senso che gli amici sono gli stessi da quando sono piccolo ed hanno sempre visto quello che ho fatto. Adesso che vado avanti sono contenti come io sono contento dei loro successi all’università. Magari un po’ è cambiato l’atteggiamento nei miei confronti perchè a volte desidererebbero fare quello che faccio io.

Comunque tu come esempio puoi servire come dimostrazione che l’impegno di ciascuno nel proprio campo, è fondamentale. Ed in effetti, se non ricordo male c’è qualche foto di te in campo schermistico con un tuo amico.

Si, Piero Cassarino. Grazie a lui ho imparato a tirare con i mancini. Grandi sfide da piccolo perchè lui era molto bravo. Lui faceva scherma adesso ha smesso ma mi segue molto, ci sentiamo spesso ed approfitto di questo spazio per dire che lo ringrazio.

Come funziona la qualificazione per Londra. Noi – e praticamente tutti i media – scriviamo sempre che tu stai tirando per andare a Londra. Noi di Sport Ibleo abbiamo anche pubblicato i criteri di qualificazione dettati dal Coni ma non ci abbiamo capito molto. Li spieghi con poche parole se possibile?

In poche parole basta dire che sei fai podi a tutte le gare, ci vai.

Giorgio Avola, Eugenio Migliore, Pierpaolo Bellia

Chiaro e veloce, in effetti. Si è costretti a vincere tutto?

E’ per farti capire la difficoltà della qualificazione olimpica. Bisogna pensare che devi fare podi a tutte le gare. Mancano quattro gare, io ho vinto gli europei per cui sono sulla buona strada.

Cosa mancano come gare?

Ci sono i mondiali (a Catania, ndr) e tre gare di Coppa del Mondo che hanno un valore molto alto.

Ma perchè conta il “mondo” e non l’Italia nella qualificazione degli italiani?

Perchè vanno 4 atleti per ogni nazione e questo per dare spazio alle nazioni emergenti. Alle Olimpiadi vanno in tutto 32 atleti di tutto il Mondo. Se dovessero andare i primi 32 del mondo, significherebbe avere 8 italiani, 8 tedeschi, 6 cinesi. Quindi, chessò, un libanese, un africano non potrebbero arrivare mai. Allora vengono sottratti dei posti alle nazioni più forti e dati alle nazioni meno forti. In questo senso la qualificazione è più difficile, perchè se tu sei il quinto italiano più forte del mondo, comunque non vai.  Io adesso sono il quarto al mondo e secondo italiano perchè c’è primo un cinese, secondo Cassarà, terzo un tedesco e quarto io. In questo momento allora io sono il numero due dei quattro italiani e numero quattro della classifica mondiale.

E devi rimanere li.

Devo rimanere li, chiaramente, questo è il discorso.

Senti, nello sport non regala niente nessuno, si è sotto i riflettori e non è facile barare perchè i risultati sono quelli che parlano. Ma il fatto che ci sia stato il maestro Giorgio Scarso, modicano anche lui, alla guida delle federazione scherma italiana e vice presidente di quella mondiale, ti ha favorito in qualche modo, ti è servito?

Mi ha agevolato al contrario. Perchè qualunque scelta fatta dal CT, chiaramente lasciava negli altri il dubbio che fosse per questo motivo. Quindo non mi è stato mai regalato niente, anzi a volte, qualche anno fa mi è stato tolto qualcosa perchè tra due persone alla pari, tra due giudizi alla pari, è stato preferito un altro proprio per evitare che si potesse imputare a questa conoscenza. Questo non significa che debba negare che è una presenza imprescindibile e fondamentale nella mia carriera sportiva nella mia situazione perchè è un punto di riferimento fondamentale. Quando ho un problema, posso chiamare lui e non dico solo sportivi ma anche personali perchè il mio primo maestro è stato lui. Ma è una persona veramente corettissima e sarebbe veramente il primo ad evitare che ci fossero agevolazioni nei miei confronti perchè non considera giuste queste cose a priori. Se ho quello che ho è perchè l’ho meritato. Sai, poi quando si prendono le classifiche e si evidenziano i risultati, c’è poco da interpretare. Io ho vinto adesso due medaglie d’oro agli europei assoluti, il più giovane della delegazione: chefà, non mi porti ai mondiali? Non mi serve nessuna raccomandazione per andarci. E se salgo sul podio ai mondiali, non mi porti alle olimpiadi? In questo senso, lui (il presidente Scarso, Ndr) cosa ha fatto allora? Pensa che lo scorso anno non ho fatto i mondiali a squadre perchè giustamente era il primo anno, ero piccolo a 21 anni e forse era giusto che per la squadre venisse scelto qualcun’altro che aveva più esperienza ma io meritavo di fare i mondiali. E comunque devo dire che io come mio atteggiamento personale preferisco avere quello che merito. Cosa me ne faccio di una cosa che non merito?

In Italia? Qui è pienissimo di gente che sta in posti che non merita.

Io lo dico perchè è così, nello sport è così. Io sono fatto così, sono nato così. Magari avere poco ma che io ho meritato che tanto ma non di mio. Voglio svegliarmi la mattina ed essere soddisfatto di quello che ho fatto con i miei sacrifici. Se tutti i miei amici stamattina si sono alzati alle 11 e perchè ieri sera sono andati a ballare ed io mi sono alzato alle 8 per andare ad allenarmi, io sono contento di questo.

Quindi tu continui ad allenarti anche qui.

Io mi alleno 4 volte a settimana. Faccio allenamento differenziato, in questo momento esercizi di mantenimento, di corsa.

Ma tu devi stare entro parametri di peso?

Non dentro pesi ma se ingrasso, diciamo che si arrabbiano

… e certo, magari poi non ti entra la tuta. Senti, tu sei nel gruppo sportivo dell’Aeronautica Militare..

.. io ero in aeronautica ma ne sono uscito perchè ci sono state delle incomprensioni perchè non si sono preoccupati di niente. Io sono entrato con loro che non ero nessuno. Adesso che ho cominciato a fare risultati, ho visto una totale indiffenza da parte loro nel senso che non mi hanno neanche permesso di fare il concorso per rimanere. Valevo per loro come l’ultimo aviere che apre la porta carraia, con tutto il rispetto per gli avieri.

Ah, questa è una nuova notizia. Ed adesso allora dove sei?

Diciamo che per fortuna ci sono diverse altre possibilità che si stanno vagliando con altri gruppi ma che adesso non serve indicare.

Va bene ma comunque la domanda la posso fare lo stesso, perchè era per chiedere se per vivere di sport a questi livelli occorre per forza entrare in un gruppo sportivo militare, come nella vecchia Russia comunista.

O si vincono 4 medaglie l’anno e quindi in quel modo i soldi arrivano, oppure entri in uno di questi gruppi dove lo stipendio è una fonte importante. Ma soprattutto hai la forza di un gruppo che ti agevola e ti aiuto in quello che fai, dalle visite mediche a tutto il resto.

Quindi funzionano i gruppi sportivi militari e sono a quanto pare l’unica realtà. Però o passi da li o rischi tantissimo.

Diciamo che se sei fuori da li, non sei dentro a niente.

Cosa ti dice Eugenio Migliore, il tuo primo maestro. Cosa può dirti adesso?

Mi dice che ho tirato bene ma che bisogna ancora lavorare. Ma io stesso riguardano i video mi rendo conto che bisogna lavorare tantissimo a livello muscolare, a livello tecnico sono ancora molto impreciso.

Ma cosa ti manca in questo percorso di avvicinamento alle Olimpiadi?

Io sono un perfezionista. La perfezione è irragiungibile ma io tendo a questo. In tutto quello che faccio voglio raggiungere un livello altissimo e paradossalmente superiore agli altri. Se mi metto in testa una cosa, la voglio più bella degli altri.

Questa perferzione, nella scherma dov’è? Nel portare il colpo, nella guardia, in cosa?

E’ un insieme di così tante cose che spiegarle è difficile. Bisogna andare li e fin quando non si prova non si capisce. Io mi rendo conto che per voi, da fuori, è veramente complicato riuscire a concepire quello che accade perchè sembra tutto così veloce. Invece li dentro (immagino voglia dire “dentro” la maschera che crea un mondo parallelo, forse, Ndr) va tutto talmente lento e chiaro che ti provoca una tale e tanta soddisfazione quando riesci a toccare ed tanta amarezza quando la prendi. Ed a volte quando prendi una stoccata non puoi fare altro che dire “bravo” all’avversario perchè se l’è meritata. Esistono botte di fortuna però a quei livelli li trovi gente intelligentissima, tatticamente perfetta.

La scuola italiana com’è?

E’ la più forte del mondo.

Lo dici perchè sei italiano?

No ma perchè fa pensare che un Paese con così relativa poca gente rispetto a Cina, America abbia tassi così elevati di vittoria. Vinciamo praticamente tutto ed il merito va alla scuola italiana che forma questi atleti.

Quindi alle Olimpiadi, indipendentemente da chi ci andrà e speriamo tu, sarà l’Italia la squadra da battere?

E ci mancherebbe. Noi abbiamo vinto le ultime cinque gare consecutive e siamo noi la squadra da battere e siamo noi che possiamo perdere le olimpiadi, non altre che le possono vincere.

C’è un rito nella vestizione prima di una gara? Oppure ci si mette tuta, scarpette e via in pedana?

Guarda, per gli altri si. Per quanto mi riguarda io sono talmente tanto concentrato e tanto fuori dal mondo che sono isolato. Anche una persona davanti viene ignorata perchè io devo pensare solo alla giornata e non voglio distrazioni. Poi per tutti i 364 giorni dell’anno sono la persona più normale del mondo ma durante le gare io voglio essere lasciato solo con me stesso. Voglio essere concentrato al massimo e non voglio trovare scuse per dire “ho perso” né voglio dire a me stesso di non avere dato il massimo. E’ una cosa che non deve esistere: io finisco la gara e se perdo è perchè l’altro è stato più bravo di me e non perchè mi sono distratto. Non è facile perchè bisogna lasciare fuori i propri problemi, che nel nostro piccolo ognuno ha.

Giorgio Avola ai Mondiali 2010

Ma voi fate allora anche allenamenti di tipo psicologico, forme di training mentale?

Si, in uno sport in cui la testa è un componente così fondamentale

Che ti dicono tuoi genitori?

Che sono contenti, di tenere i piedi a terra perchè ancora non ho fatto niente – ed è vero – mi spingono a fare dippiù.

Ma cos’è, ti telefonano prima oppure tu subito telefoni alla mamma?

Si, anche questo. I miei genitori sono la benzina della mia vita.

Tu hai fratelli, sorelle

Un fratello più piccolo del 95 e fa scherma ma molto più per hobby perchè è al liceo classico.

Gli hai tracciato la strada?

Non devo essere io a tracciargli la strada. La deve trovare da se. Può essere la scherma o la scuola e devi cercare di andare avanti, piano piano perchè se no la vita ti mangia, il mondo ti assorbe e diventi un tassello di un meccanismo gigante da cui è difficile poi uscire.

Quanto può durare questa vita da campione che fai tu?

Una decina d’anni, tredici anni.

E dopo?

Dopo voglio studiare, adesso ho messo di lato i libri per concentrarmi su Londra per non avere poi rimpianti. Mentre a 23 anni puoi sempre cominciare a studiare, magari con con qualche anno di ritardo, arrivare con 4, 5 materie in più ma un’Olimpiade persa mi farebbe mangiare le mani per tutta la vita. Quindi preferisco concentrarmi su questo e poi magari con il gruppo sportivo continuare. (continua dopo la foto)

A Giorgio Avola, un grazie per questa intervista.

Giorgio, ma tu ti senti più D’Artagnan o Zorro? Il tenere la spada in mano, riporta un po’ questi personaggi?

Mi guarda un po’ strano e risponde: “Ma neanche per idea. Per me questo è un lavoro”.

L’intervista finisce qui. Il tempo veloce di una foto con il manifesto che ricorda la giornata di incontro di Giorgio con la cittadinanza modicana e poi lui va via, pantaloncini e magliettina e, senza che si vedano, due medaglie d’oro al collo.

Io invece vado per pagare i due caffè che ci hanno accompagnato in questi 15 minuti seduti a questo bar, il CaffèMacchiato di Modica. “Scusi, pago due caffè“. “Due euro“. Due euro? Ma neanche a Milano in Galleria Vittorio Emanuele a lato del Duomo si paga tanto. Ed in Brianza, la zona più ricca della Lombardia il caffè è 80, 90 centesimi con punte di 70 (a Lentate s/S per essere precisi). Ecco perchè i turisti scappano e preferiscono altre mete. L’idea di essere trattati da limoni, non piace a nessuno. Mi sa che si stanno montando un po’ la testa con tutti sti barocco, montalbano e cioccolate. Non è tutto oro quello che luccica._

(tutte le foto di gara sono di Augusto Bizzi)

Giorgio che mostra con orgoglio, in anteprima, il manifesto con cui il comune di Modica lo festeggerà martedi sera nell'atrio comunale.

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