SPORT OFF – Giocare in squadra contro la Censura di Governo.

Continua il tentativo di chiudere lo spazio di libertà di Internet. Senza nemmeno dover passare dal vaglio della Magistratura.

ROMA – Mentre l’estate avanza, nel mondo digitale, la frontiera per il Futuro, calano delle vere ed oscure manovre per rendere tutto meno trasparente e più gelatinoso, per dare al Potere, non si sa bene in che qualità e forma, la possibilità di intervenire per oscurare e censurare siti e blog.

Prendiamo noi, nel nostro piccolo. Nel nostro piccolo e nella nostra nicchia di sport, i nostri lettori hanno possibilità di sapere, per far sapere e di farsi una propria idea.

Sapere è potere, il vecchio motto contro cui tutti i governanti si sono sempre scagliati, continua a far paura.

Il governo italiano nella forma del’AG Com, agenzia per le comunicazione, sta tentando di portare l’Italia sulla strada dell’emarginazione digitale e , anche forzando i termini, della dittatura sull’informazione.

Quello che stanno facendo, è di limitare il diritto alla distribuzione dei contenuti usando la scusa del diritto di copyright. L’associazione Agorà Digitale assieme ad altre associazioni come AltroConsumo, la maggior associazione di consumatori d’Italia, continuano ad organizzare la critica e le proposte alternative a questo movimento centralista.

Wikipedia, la maggior organizzazione mondiale del sapere libero, ha fatto 10 domande alla Siae, in risposta alla 10 domande retoriche fatta da questa organizzazione, a cui però la Siae non ha risposto. Forse perchè non sanno cosa dire.

Questo sono le 10 domande di Wikipedia Italia.

L’Associazione Wikimedia Italia è felice di notare come la SIAE abbia ancora una disponibilità finanziaria sufficiente per acquistare pagine di pubblicità sui quotidiani e porre agli italiani dieci domande. Nella nostra associazione purtroppo non siamo così ricchi; abbiamo però preparato anche noi dieci domande in risposta alle loro. Chissà se qualcuno risponderà!

Perché la SIAE continua a non distinguere tra proprietà intellettuale e sua remunerazione, facendo credere che quest’ultima sia obbligatoria e impedendo all’autore di scegliere se e come farsi pagare?

Perché la SIAE continua a parlare di “furto” della proprietà intellettuale (cioè lo spacciare per propria l’opera creata da altri), quando in realtà spesso si tratta solo di virtuale ed eventuale mancato incasso delle royalties?

Perché la SIAE ritiene che l’immissione illegale di opere protette da copyright non possa essere perseguita e punita dalla magistratura (unico organo costituzionalmente preposto all’amministrazione della giustizia), come ogni altro illecito, e plaude al provvedimento AGCOM che porta in pratica alla giustizia faidatè?

Come si pone la SIAE di fronte agli enti che offrono connessioni WiFi gratuite, e che potrebbero così implicitamente contribuire al download illegale di contenuti?

Perché la SIAE ottiene soldi (il cosiddetto equo compenso) dai supporti di memorizzazione, indipendentemente dall’uso che ne farà l’acquirente? Dove sarebbe il servizio specifico da lei prestato e che dovrebbe essere remunerato ?

Perché ci sono molte aziende e servizi (iTunes, BookRepublic, Sugaman…) che operano nel settore della cultura e che riescono tranquillamente a sfruttare Internet per il proprio lavoro, mentre la SIAE non sembra riuscirci? E perché – oltretutto – tale incapacità dovrebbe essere fatta pagare agli utenti della rete?

Perché nessuno si chiede perché la SIAE voglia creare una contrapposizione tra autori e produttori di contenuti e utenti?

Perché la SIAE non vuole nemmeno sentir parlare delle licenze d’uso Creative Commons, che nelle loro varie versioni danno al produttore di contenuti la libertà di scegliere se e come ottenere quella che lui ritiene un’equa remunerazione per la propria opera tutelando al tempo stesso la proprietà intellettuale?

Perché l’industria italiana della cultura si arrocca su posizioni di rendita nate secoli fa, e non si rinnova per creare contenuto e valore sfruttando le tecnologie attuali che ampliano enormemente il mercato ma richiedono uno sforzo iniziale per adeguarcisi?

Perché in Italia c’è un monopolio di fatto (vedi articolo 180 della legge 633/1941) della SIAE, e gli autori sono sostanzialmente costretti a iscriversi a SIAE per tutelarsi?

E’ un dovere schierarsi a favore della libertà. Da millenni si combatte perchè il potere non schiacci l’Uomo. Si sono usati i forconi, i fucili e gli scudi. Oggi si usa Facebook, Twitter.

Domani, le associazioni libere di Internet, consegneranno a Corrado Calabrò, il signor Censore di Inernet, una “sinfonia” di domande a cui questa Agenzia di governo dovrà dare risposta. Se capace.

……

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