GOLF – Uno dei migliori campi da golf d’Italia. Tra la collina ed il mare ibleo.

E’ uno dei migliori 9 campi da golf d’Italia [*]. Ed è in provincia di Ragusa. Il potenziale del turismo golf/eno-gastronomico grazie ad un clima temperato e all’eredità barocca dei nostri progenitori. Visita al Donnafugata Golf Resort.

di Maurizio La Micela

DONNAFUGATA (Ragusa) – Trovare il Donnafugata Golf Resort, non è facile. Sembra si sia nascosto apposta. Non esistono cartelli stradali nè sulla provinciale, né agli incroci, né alle rotonde. Si chiama “Donnafugata” ed allora i turisti vanno verso il Castello di Donnafugata – questo si indicato, più o meno – e poi si arrendono e chiamano la reception per farsi guidare “online telefonica”. “Giri di qua.. giri di la“. Ma non è facile neanche così, perchè c’è sempre la scommessa da vincere: prendo la stradina tutta scassata e piena di buche che va a sinistra o quest’altra che sembra abbandonata piena di sterpaglie a destra?

Alla fine poi ci arrivi all’ingresso del resort ma l’accoglienza del paesaggio “naturale” di questa parte di campagna iblea, è l’ennesimo esempio della mediocrità meridionale e del pressappochismo suddico di un territorio che accoglie turisti – danarosi – e gli fa vedere più disordine, confusione e sporcizia che altro.

Dentro ovviamente è un’altra cosa ed il verde dell’immenso campo da gioco, è sorprendente. E meno male che non ci hanno fatto girare a piedi tutto il percorso del campo da golf. L’idea di farsi 4 ore di camminata, benchè su un’erba soffice e verdissima, non era particolarmente allettante. Anche considerando il sole a picco di questa estate siciliana.

Ma in effetti, tanto grande è questo campo da golf del Donnafugata, nato tra le colline ed il mare ibleo. Centocinquanta ettari di paesaggio progettato dall’Uomo ma nel rispetto del Disegno della Natura. Un tappeto continuo di verde inframezzato dagli alberi d’ulivo, dai muri a secco, laghetti, dune seguendo l’andamento altalenante del territorio.

Siamo nel mondo del golf, oggi forse lo sport più “snob” del momento, lasciando da parte quelli riservati prettamente ai reali d’ogni parte, come può essere il polo a cavallo. (continua dopo la foto)

Uno scorcio del Donnafugata Golf Resort

Giocare a golf, però, sostanzialmente è facile. Basta avere un campo da golf – e qui c’è – ed un’attrezzatura che costa circa 400,00€ per quei 15 ferri, le mazze, che vanno a costituire il primo set del giocatore provetto. Set che può aumentare senza virtualmente limiti, quando ci si impratichisce ed il peso e l’equilibrio della mazza diventano oggetto di discussione, così come i piloti discutono dell’assetto della Formula Uno o di un Valentino Rossi chiede modifiche agli ingegneri Ducati.

Ad accoglierci, Sebastiano Torrisi, giovanissimo ma esperto golfista, giudice arbitro di federazione e responsabile del centro golf del Donnafugata Resort, uno dei 4 campi da golf in Sicilia. Il primo e pioniere di questo sport è il Picciolo di Catania con 20 anni di attività, poi c’è il club palermitano sulle Madonie ed infine, penultimo arrivato, il Verdura Golf Resort della famiglia anglo/siciliana dei Forte nella zona di Sciacca. E poi il Donnafugata Golf Resort che, proprio con il Verdura di Rocco Forte, condivide il primato di avere non uno, ma due campi da golf. Quindi non le usuali 18 buche ma, ad abundantiam, 36 buche per permettere giocate in parallelo a più golfisti: una chicceria!

Giocare a golf, dicevamo è sostanzialmente facile perchè si tratta spingere una pallina di circa 46gr verso una buca magari con velocità di 200 km/h  a swing (tiro) ed a distanze anche di 270 mt con un colpo.

Tutt’altra faccenda è farlo entro un determinato numero di colpi – il cosiddetto “par” – farlo con una buca che a malapena si vede lontana qualche centinaio di metri e considerando inclinazione del terreno, venti, ostacoli naturali con persino banchi di sabbia – dove la pallina letteralmente si perde – o stagni, dove la pallina è certamente irrecuperabile. Perchè il senso del golf è che una volta messa a terra, la pallina, non ci sono santi e non la puoi più toccare se non con il “ferro”: sabbia, acqua o erba che l’accolga.

Incredibile il lavoro di manutenzione del circuito. L’erba è da fare invidia per la qualità e la gestione. E non è tagliata a caso perchè va dai 22 millimetri delle zone più lontane della buca per degradare a 12 nelle zone più prossime per arrivare ad un incredibile 3 mm nella zona attorno alla bandierina, dove il tappeto deve permettere uno scivolamento perfetto della pallina. E chi ha cura di questi aspetti sono dei veri e propri professionisti formati in tal senso.

Quando nacque, il Donnafugata fu oggetto di critiche per l’idea che consumasse tantissima acqua e tonnellate di pesticidi per la gestione del verde. Secondo quanto ci hanno detto, la situazione è assolutamente diversa. Tutto il sistema è fortemente computerizzato, la gestione delle risorse idriche è totalmente orientato al risparmio ed anche l’uso di antiparassitari è il minimo necessario. Ed in effetti, il paesaggio non sembra maltrattato, anzi. E poi, l’acqua per irrigazione, alla fin fine, sempre sotto terra torna e rientra nel ciclo. In un territorio che ha ampie sacche di agricoltura intensiva spesso di bassa qualità con uso micidiale – per l’uomo – di veleni e mal uso delle riserve acquifere, forse qui è un esempio di gestione valida. (continua dopo il riquadro)

IL NOME DELLE COSE: LE REGOLE DEL GOLF (di Sebastiano Torrisi) – Sviluppandosi un percorso di golf su un’area di 80 ettari in media, nella natura e di volta in volta in un contesto diverso e squisitamente caratteristico del luogo – e da qui la parentesi sul perché il turismo golfistico va alla grande – capisce bene che il golf nasca già come un gioco in cui le Regole hanno una parte fondamentale. Il concetto “sacro” del golf è “gioca la palla come la trovi, gioca il campo come lo trovi e, se non puoi fare l’una o l’altra cosa, fai ciò che è giusto. Ma per fare ciò che è giusto hai bisogno di conoscere le Regole del Golf”.

Sebastiano Torrisi, responsabile della segreteria sportiva golf.

L’essenza forte del gioco sta proprio nel fatto che partendo un giocatore da un’area di partenza, eseguendo uno o più colpi, deve spedire la palla a distanze incredibili sorvolando ostacoli e laghi fino a mandarla in buca. In tutto questo il giocatore ha sempre diritto alla posizione della palla data dal colpo eseguito e mai è permesso muovere la palla, migliorare il terreno e dunque avvantaggiarsi, ed anche nel golf ci sono degli “imbroglioni”. In quest’ottica ogni singolo elemento, seppur microscopico, diventa importante: una pietra appoggiata ad una palla può recare fastidio ad un giocatore nell’esecuzione del colpo. In alcuni casi è permesso rimuovere la pietra, in altri no. Le pietre e tutto ciò di naturale che è staccato dal terreno si chiamano “impedimenti sciolti”. Anche un tappo di bottiglia appoggiato alla palla reca fastidio ma quello è un oggetto artificiale che non dovrebbe stare su un campo da golf. In questo caso al giocatore è sempre permesso rimuoverlo. Oggetti di questo tipo si chiamano, nel golf, “ostruzioni movibili”.

I laghi tecnicamente si chiamano “ostacoli d’acqua” e i bunkers “ostacoli di sabbia”. Questi ultimi sono posizionati strategicamente dal progettista in modo da rendere difficile il gioco perchè nel golf il primo avversario è il campo.

Il “tee” è l’area di partenza della buca; il “fairway” è il percorso centrale dove tirando non si incontrano ostacoli e condizioni avverse, il “green” è la parte finale della buca dove l’erba è tagliata come un tappeto e dove si trova la buca vera e propria. Le 18 buche in sequenza corretta (da 1 a 18) costituiscono il così detto “giro convenzionale” sulla cui lunghezza si giocano tutte le gare e anche partite amichevoli di allenamento.

Le Regole del Golf sono 34 e sono anticipate dalle “Definizioni”. A seguito esistono delle “Appendici” relative ai bastoni e le palle. Ogni 4 anni vengono aggiornate dall’R&A in collaborazione con lo USGA, i 2 enti mondiali che governano il golf, di cui l’R&A rappresenta la casa del gioco in Scozia, un posto incantevole dove il campo da golf per eccellenza confina con la cittadina di St. Andrews [**]. Ogni 2 anni vengono aggiornate le Decisioni, che sono invece delle “sentenze” su fatti accaduti in gare o sollevati dalle Federazioni. Queste hanno carattere normativo come le Regole._

Quello dei golfisti appassionati, è un mondo in costante movimento. Gente ovviamente facoltosa sotto il punto di vista economico, si muove di Continente in Continente per giocare nei posti migliori, dove il clima è più favorevole, dove l’accoglienza è senza pecche. E, a dirla tutta, tra un campo nella verde Norvegia, battuto dal freddo 10 mesi l’anno,ed il Donnafugata Golf Resort in Sicilia, la preferenza dovrebbe essere chiara.

Lo conferma Torrisi: “I golfisti – dice – si muovo senza tanti problemi e cercano le migliori location per giocare. E certamente riuscire ad offrire un clima assolutamente temperato come quello della Sicilia, ci mette in una posizione di vantaggio”. Un vantaggio che potrebbe portare golf 365 giorni l’anno e fare della Sicilia un “new golf destination” specie se dovesse aprire, finalmente, l’aeroporto di Comiso.

Ed in effetti, a voler guardare in giro sul planisfero, molti campi da gioco sono proprio localizzati in questa fascia geografica mediterranea, che coinvolge l’Africa del Nord attualmente piuttosto in agitazione sociale. Capofila del movimento golfistico mediterraneo è la Spagna, tanto è vero che la società che sta alla base di questo resort golfistico ibleo è la multinazionale spagnola Sotogrande, che gestisce 5 campi da golf in Europea e la cui parte residenziale è gestita dal gruppo NH Hotels, che ha appunto anche la parte turistica/ricettiva del Donnafugata.

In più rispetto ad altri campi come quelli in Africa, a parte quello che accade adesso – continua Torrisi – dalle nostre parti si coniuga un forte aspetto culturale e eno/grastonomico. In Africa tutto sommato a parte qualche posto, poi c’è il solo deserto attorno. Qui da noi, i golfisti, possono giocare senza problemi e poi dedicarsi alle visite del territorio che sono un valore aggiunto in più”. (continua dopo il box)

in Italia ci sono 269 campi da almeno 9 buche. Prima è il Regno Unito con 1.881 ma la maggior densità popolazione/campi è in Irlanda con 5,86 seguita dalla Svezia con 5,54. L’italia, per dire, è al 0,17%.

Il golfista medio è maschio, 46 anni, sposato, laureato, con un reddito medio annuo di 90 mila euro. Il 90% utilizza internet, il 68% possiede una casa e progetta una vacanza legata al golf nei prossimi 12 mesi (80%). Ha in mente di acquistare nuova attrezzatura da golf (53%),una nuova auto (47%) e di investire in prodotti bancari (40%).

L’Osservatorio acquisti CartaSi (carte di credito) ha rivelato che in un anno, 58 mila golfisti hanno speso 55 milioni di euro, pari a 954 euro pro capite. In Italia, benchè il settore sia arretrato rispetto ad altre nazioni, alimenta un giro d’affari di oltre 350 milioni di euro (senza c onsiderare l’indotto) e un bacino di potenziale impiego per 4mila persone..

Un club italiano con un percorso di 18 buche conta in media 390 soci e in un anno produce ricavi per 1,8 milioni di euro, dovuti principalmente alle quote sociali (59%) e agli ingressi giornalieri di giocatori non soci (16%). Tra le sue voci di costo, al primo posto si trova la manutenzione del verde con 610 mila euro, seguita dal costo del personale: 400 mila euro per stipendi e compensi dei 33 collaboratori.

Il golf si pone tra i fattori trainanti del business degli immobili di pregio: «Un resort con campo da golf annesso è una vera e propria infrastruttura per il territorio» diceMartino de Rosa,fondatore e amministratore delegato di Wiish (Worldwide Independent Investments Services Holding), «in grado di creare ricchezza e occupazione, oltre a rappresentare una forte attrattiva per gli acquirenti di immobili di alto standard»

I golfisti in Europa sono concentrati soprattutto in Paesi dove, per le condizioni climatiche, questo sport si può praticare non più di 6 mesi l’anno. L’Italia potrebbe offrire ben di più, ma la concorrenza da parte di altri Paesi del bacino del Mediterraneo è molto forte. 

Gli impianti italiani hanno una capacità ricettiva di 4,5 milioni di turisti golfisti, ma le presenze registrate si fermano a 1,8 milioni su un totale di 25 milioni di persone che ogni anno si muovono per giocare a golf.

[fonte: Il Sole24Ore]

Il classico binomio turismo/enogastronomia però spinto ai massimi livelli, perchè i clienti golf oriented sono da considerare ad alto standard di servizio. Cosa che in provincia di Ragusa ed in quelle limitrofe non è ancora decollata se non per delle micro/nicchie.

Per affermarsi nei circuiti internazionali, il Donnafugata è ormai tappa nei più prestigiosi circuiti di golf mondiali, come quel European Golf Tour che contende all’Usa Golf Tour il titolo di miglior campionato mondiale. Qui in provincia si è ospitata nel marzo del 2011 una tappa di questo prestigioso torneo con il Sicilian Open, con 144 giocatori, 4 giorni di gare ed in cui sono “volati” assegni al vincitore di quasi 200.000€.

Le buche del Donnafugata Golf Resort sono anche meta di singoli campioni che hanno scelto questa location per i propri allenamenti. Esempio Matteo Manasiero, veneto, 18enne ma super campione di questo sport per avere vinto l’European Tour.

Sport, dicevamo, d’élite, nell’immaginario relegato al mondo dei vip e che quindi non si apre facilmente all’accesso di massa. Non esiste ancora un vero e proprio “club” al Donnafugata, dove il socio possa arrivare, mettersi la “divisa” chic fatta di pantaloni chiari, polo, gillet smanicato e scendere sul green. Ci si può affiliare per circa 2.000€/anno – compresa l’iscrizione alla federazione – ed avere accesso alle attrezzature della struttura pagando una quota di volta in volta. Ed usufruire delle prime lezioni da parte di un maestro che, come nello sci, è fondamentale per partire senza problemi. Il bacino d’utenza che va dalla provincia di Caltanissetta a Ragusa per entrare verso Siracusa, non è ancora ben coltivato e non sono tantissimi, i locali, che si sono avvicinati al golf. Una ventina gli iblei, tra Ragusa e Comiso, che “giocano” a fare i golfisti. (mlm)._

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[*] –  fonte Il Sole24 Ore, classificato “il più bel resort”, luglio 2010.

[**] – St. Andrews in Scozia, e la capitale mondiale del golf. In zona pare si giochi a golf fin dai primi del 1400. Oggi ha 7 campi per ogni livello. La regola delle 18 buche è stata codifica solo nel 1764 per ragioni di praticità: prima ciascuno faceva quello che voleva. Ci sono oltre 200.000 presenze l’anno e la procedure di accesso, specie all’Old Course, il green vecchio di 6 secoli, è riservato solo a chi ha vera pratica del gioco.

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Una parte del percorso in cui si vede un laghetto, ostacolo naturale, al raggiungimento della buca.

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Questo vede un giocatore se non conosce il percorso: cosa ci sarà dopo? Per questo i professionisti studiano il percorso al millimetro, calcolando pendenze e ostacoli insieme al "caddy", una volta solo portatore delle mazze ed oggi consigliere prezioso per il giocatore professionista.

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La "segreteria golf" con Sebastiano Torrisi, Annalisa Di Paola in polo bianca e Martina Chessari in polo nera.

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