CALCIO/Eccellenza – Bye bye Vittoria. Il presidente Barravecchia va via. Per adesso.

Barravecchia si è dimesso. Di Paola non si fa sentire. Mascara neanche. Romano non sa che fare. E con 50.000euro al mese di spese, che altro si può fare?

testo | redazione vittoria
foto | sportibleo e franco assenza

VITTORIA – Il costoso giocattolo calcistico bianco/rosso, si è sfasciato. Forse ancora non proprio irrimediabilmente ma a ciel quasi sereno, Salvatore Barravecchia, l’attack che ha tenuto assieme i pezzi di questa “strana” avventura imprenditorial/sportiva, ha mollato gli ormeggi lasciando quel porto ormai poco amichevole che è la dirigenza del Città di Vittoria. 

Le dimissioni sono trapelate ufficialmente solo nelle ultime ore anche se, Barravecchia ed il suo alter/ego catanese di Francesco Di Paola è più di 15 giorni che non si parlano più. Ed essendo i vertici della società, ovviamente non poteva portare a niente di buono.

Formalmente, con le dimissioni di Barravecchia, la società è passata nelle mani del vice-presidente, Rosario Romano che però ci ha messo meno di mezza giornata per far sapere ai tifosi, non tantissimi per la verità, che “domani mattina consegnerò le chiavi (degli spogliatoi?) al sindaco di Vittoria“. Portare il peso di questa società, fuori di metafora, è un peso impegnativo per Romano.

Per raccontare cosa sia successo, si deve far ricordo a qualche ipotesi e qualche certezza.

Una certezza, per esempio, è che da 15 giorni pare sia impossibile mettersi in contatto con i “catanesi”, quel gruppo di investitori/spenditori che hanno preso un accordo importante con la società, i tifosi (quelli che ci sono) e soprattutto la città di Vittoria quando si sono fatti avanti, in Porsche bianca, ad essere il nuovo che avanzava nel calcio di provincia.

Una ipotesi è, invece, che ci sia in atto una specie di “guerra” tra due cordate, appunto quella dei catanesi che fa capo a Peppe Mascara (ancora giocatore del Napoli Calcio ma che all’inizio del 2011 ha avuto voglia di entrare in società per il Città di Vittoria) ed un gruppo di imprenditori locali che non si sa però bene a quali finanze ed economie facciano capo. Gira il nome di Claudio La Mattina, che ha una certa esperienza di calcio semiprofessionistico di provincia ma è più che altro perchè è legato al sottobosco politico/amministrativo essendo “segretario” del sindaco di Vittoria. Ed a cui, appunto, si vorrebbe consegnare la gestione della squadra.

Un’altra certezza è che Barravecchia c’è rimasto parecchio male di come è stata gestita la cosa, specie negli ultimi mesi, tanto da avere il coraggio di fare “seppuku” (quello che si chiama, sbagliando, arakiri), dimettendosi da presidente della sua creatura, mettendoci la faccia in città. L’amarezza la si legge tra le righe di una voce comunque serena. “Le mie dimissioni sono state una conseguenza di una gestione che negli ultimi mesi è stata fatta senza la collaborazione normale che ci si aspetta in una società – ci dice. Questo mio passo ha formalizzato una crisi latente ed adesso le decisioni che seguiranno chiariranno quali prospettive ci sono per il Città di Vittoria“.

Prospettive, che sintetizziamo noi, devono far capire quali dei due gruppi, i “catanesi” ed i  “vittoriesi”, avranno la gestione finale della società.

CHIARIMENTO IN SETTIMANA – Domani, il vice Romano, investe il sindaco della questione. Storia classica, vista a Modica o con la Leonzio per non andare lontani, di un sindaco che deve fare questa farsa dell’interessato al calcio come “patrimonio della città” quando non frega né a lui né al 99% della Città. Ma accanto a questa pantomima ad uso dei giornali e delle tv, soprattutto, pare ci sia tra lunedì o martedì un incontro al vertice tra i “catanesi” e “vittoriesi” (brutti nomi, in effetti,  in terra di Sicilia e di clan di ben altro calibro) per vedere chi vuole cosa. E se, davvero, Peppe Mascara conferma di “volere” il Vittoria.

CHE CI SI GUADAGNA? – Certo è che, a guardare da fuori, non si capisce bene una eventuale lotta a cosa possa servire. Diciamo che fin quando le cose stanno che un gruppo di “amici”, economicamente forti ritengono di voler fare gli “imprenditori” nel calcio, il tutto mantiene un senso, vago, ma pur sempre senso. Se invece si comincia a pensare che ci sia una lotta per accaparrarsi questa “cosa”, viene da chiedersi cosa possa dare, concretamente, la gestione di una squadra.

Ed allora basta fare quattro somme su un foglietto in pizzeria, stimando quanto costa gestire il CdV. A spanne, costa circa 50/60.000 euros al mese. Esempio, nelle fila dei giocatori, c’è chi prende dai 4.000 euro/mese (giocatori del calibro di Filicetti) a chi, sempre tra i “grossi” ne prende più di 2.000. E parliamo di diverse di persone. Poi ci sono i dirigenti, il mr, le spese varie in cui vanno iscritti gli affitti per le case in cui vivono i giocatori non di Vittoria, i ristoranti in cui mangiano (due volte al giorno) e tante spese varie difficili da resocontare: dalla benzina, ai caffè, dalle telefonate, alle trasferte e tutto il resto. Ad occhio e croce, appunto 50.000 euro al mese. Ed in diversi stanno bussando alla porta del Città di Vittoria per esigere i crediti. Insomma, in una stagione vanno via, circa 400/500.000 euro.

Barravecchia fuori del recinto di gioco.

E quando si riguadagnano stì soldi con poche decine di tifosi paganti, sponsor esangui e merchandising inesistente? Tanto è vero che, oggi, al Vittoria gli stipendi sono stati, con difficoltà, garantiti fino ad ottobre. Di novembre non si sa bene e dei mesi a venire peggio che andar di notte.

I giocatori sono sul chi vive e vogliono sapere chi paga. Tanto che il loro impegno comincia a venir meno. Nella partita di oggi (20 nov), finita 1-a-1, ci hanno messo il minimo indispensabile e comincia a girare la voce che tra un po’ ci sarà il “liberi tutti” per cui non vale la pena rischiare uno strappo, una frattura un danno per una squadra in chiusura. Se qui si sbaracca, ci sono ragazzi che col calcio “ci lavorano e ci mangiano” e dovranno cercare altri “padroni”, presentandosi nelle migliori condizioni.

La gestione economica è, quindi, al lumicino. Anche quella tecnica faceva acqua, a quanto pare. Si dice di giocatori che arrivano da Catania senza preventivi accordi, senza necessità e senza utilità. Ma che entravano a libro paga della società, con assegni da pretendere a fine mese.

Insomma, una situazione che, se non è stata provocata ad arte, dimostra un pressappochismo ed incompetenza.. eccellente (vista la categoria).

MASCARA E LA ECCELLENZA – Forte è l’ipotesi è che i “catanesi” vogliano prendere il controllo totale della società. Magari un passo pesante per “l’onore” della città ipparina che vedrebbe una gestione 100% “made in Catania” ma che potrebbe ridare omogeneità alla dirigenza e far ritrovare alla squadra la tranquillità che serve. In questo caso si parla di qualche attuale dirigente che ha già pensato di schierarsi pro-Catania e che manterrebbe il posto. Che invece perderebbe se vincessero i “vittoriesi”, che è l’altra ipotesi.

Ma anche qui, vale la pena chiedersi: ma Mascara che ci fa con una squadra che di certo consuma più, molto di più, di quello che incassa? E siccome non ce la facciamo solo noi questa domanda, si cominciano a sentire diverse voci in merito.

Dato per scontato che come attività imprenditoriale in-se-per-se non è tale in quanto non crea ritorni sugli investimenti, l’idea è il valore sia il titolo. Si potrebbe tenere il titolo fino a fine anno e poi rivenderlo. Ma, dicono gli esperti, il titolo potrebbe valere, al massimo, 40/50.000 euro. Un po’ poco come plusvalenza.

Potrebbe esserci, allora una vena romantica di Mascara che potrebbe tenere fino alla fine del campionato, prendere il titolo di Eccellenza e trasferirlo a Comiso, sua città di provenienza. Forse, dice questo “fantacalcio”, potrebbe addirittura portare il titolo nella frazione di Pedalino. In questo modo, la parte emotiva è coperta. Rimane da capire come si giustifica la parte economica e perchè si entra in un tunnel che costa circa 500.000€.

A questa serie di domande, le risposte non potranno che venire dalla stessa società, nella forma che prenderà. Una società, quella del Città di Vittoria che dovrebbe, fatte salve le strategie imprenditoriali più importanti, essere più trasparente ed essere patrimonio della città sempre e non solo quando deve battere cassa._

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I tifosi, spesso, la vedono più lunga. Leggere lo striscione: "100 giocatori, 1000 dirigenti: nun si ci capisci nenti!!"

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